Sincerità e chiarezza

Sincerità e chiarezza

Coloro che dicono quello che pensano sono veri. Per questo li stimo, passo volentieri
il mio tempo insieme a dialogare. Leggo con entusiasmo una loro lettera , scritta con
pensieri essenziali che mi fanno capire che le parole scritte escono dalla loro mente e
sono vidimate dal cuore. Mio padre, un uomo innamorato della lettura, mi soleva dire:
“Quando parli verifica se la tua mente è collegata con ciò che dici”. Un saggio
insegnamento.


C’è una parte della nostra mente, a cui non si presta quasi mai sufficiente attenzione:
la coscienza. E’ una funzione intellettiva valutativa che ci permette di verificare i nostri
pensieri, conoscerne la qualità, prima di affidarli alle parole. Quelli che la usano,
dicono quello che pensano e fanno ciò che dicono, sono veri. Solo la coscienza sa
esattamente quello che stiamo per dire e fare ,il messaggio che vogliamo trasmettere
in ogni comunicazione, le azione positive da compiere.


Consultare la coscienza è di fondamentale importanza per qualificare i nostri pensieri,
esprimerli con ordine e chiarezza, vidimare le nostre scelte. Una ragazza di
diciannove anni mi scrive: “Grazie per i tuoi messaggi settimanali su Facebook,
nascono nella tua mente e sono setacciati dalla coscienza” Le risposi che l’esercizio
interiore è facile, basta sostare solo un attimo a vagliare ciò che stiamo per dire o
scegliere. Un motto a me caro recita: “Prima di parlare un momento pensare”.


La nostra mente infatti, assimila la realtà che i sensi percepiscono e la trasforma in
pensieri che affida alla verifica o valutazione della coscienza, una funzione intellettiva
meravigliosa che detta la qualità dei nostri pensieri da affidare alle nostre parole e
scelte e azioni. La coscienza tuttavia va esercitata perché non perda la sua elasticità e
efficienza che assicura la verità interiore e quella esteriore.


L’esercizio di coscientizzazione non è facile avviene interiormente e comporta la
verifica dei vissuti da esternare. La prima persona pertanto a cui dobbiamo dire
esattamente cosa pensiamo e vogliamo dire o fare siamo noi, perché altrimenti
formuleremo nella mente solo un accumulo di parole e frasi che esterneremo come
chiacchiere. Sono molte le persone che chiacchierano, buttano sugli altri un frullato di
parole per non dire niente.


Se non siamo coscienti di ciò che stiamo per dire o scegliere ci riduciamo a robot
sincronizzati che emettono suoni e fanno movimenti. In questo modo, perdiamo la
nostra identità, la libertà e la vera ragione d’essere. Coloro che dicono invece quello
che pensano e si lasciano guidare dalla coscienza retta, dalle proprie convinzioni e
sentimenti, sono saggi, liberi, sinceri. Mi scrive Renzo, un ragazzo di 22 anni: “Esco
con Debora da un mese, al primo incontro mi ha detto: “Facciamo subito un patto,
diciamoci quello che pensiamo e facciamo, se vogliamo costruire un rapporto vero”.
Approvai.


Dire ciò che si pensa e si compie in modo diretto, intimo e leale, serve in qualsiasi
incontro e conversazione. Non ci si deve provare il minimo timore difronte a qualsiasi
persona, qualunque sia la provenienza, il titolo di studio, la carica che svolge e
l’affettività che lega. Di qui l’impegno di conoscersi in profondità e poter parlare e agire
in base a quello che si sa e fa ed esternarlo. Le difficoltà non mancano, coloro che ci
ascoltano o osservano possono mettere in dubbio i nostri pensieri e azioni e verificare
la veridicità.


Se non siamo sinceri, ci trasformiamo in mere marionette di un gigantesco teatro che
è il mondo in cui viviamo. In questo panorama immenso e a volte desolato se non
siamo noi stessi, perdiamo la nostra essenza, la nostra libertà e la nostra vera
identità. Solo coloro che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono, che si
lasciano guidare dal loro coscienza, dalle loro convinzioni e dai loro sentimenti sono
credibili Diceva un nonno al nipotino:” Tu dici tante bugie spesso per evitare i castighi
dei tuoi genitori. Lo sai che ti castighi da solo con la falsità?”. Un insegnamento valido
anche per gli adulti.

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