La babele delle menzogne

La babele delle menzogne

La babele, (non quella biblica della confusione delle lingue) ma quella delle menzogne dei media, costruita dagli opinionisti e giornalisti  per sfoggiare opinioni, illazioni, bugie. Il fenomeno si è sviluppato nell’ultimo ventennio. I media  hanno il potere di diffondere notizie false di manipolare l’informazione. I mezzi di comunicazione dovrebbero garantire l’attendibilità dei fatti, in quanto il loro ruolo è mettere i fatti a conoscenza della gente, identificarli con obiettività.  Spesso non accade. 

Ciò che conta non è la verità da comunicare, ma l’audience da assicurare. I gestori dei media permettono di comunicare opinioni, pareri, spesso falsi, ma diffusi via etere come veri. Così facendo  la falsità si diffonde e sostituisce l’autenticità dei fatti. Un’illazione quando viene divulgata come verità si diffonde ovunque e finisce per essere attendibile.   Eppure dovrebbe essere un impegno etico di ogni giornalista e opinionista distinguere  i fatti dalle notizie non accertate e attendibili. Un impegno per promuovere una società etica.  

Se gli opinionisti e giornalisti che dovrebbero garantire la qualità dell’informazione non sono più affidabili, è importante che ognuno di noi sappia informarsi o comunque confutare  i diversi pareri per vagliare ciò che è vero o falso. Una domanda è lecita: cos’è un’ opinione? Si tratta di un parere formulato sul sentito dire che implica spesso discredito  nei confronti di persone, eventi, idee, privo d’accertamenti completi e certi. Un’opinione è una interpretazione personale o collettiva del fatto in questione che, per quanto non confermata da prove e testimonianze imparziali e oggettive, si ritiene autentica fino a prova contraria. Ogni ipotesi o notizia non accertata proviene da false dicerie. 

Papa  Francesco, a proposito, spiega che l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della stessa comunicazione, alterando la verità. Un modo di distorsione della verità purtroppo presente nel contesto sociale. La strategia dell’abile comunicatore consiste in  una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti. Così accade con le informazioni infondate proposte da media e reti sociali, basate su dati inesistenti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore o l’ascoltatore televisivo. La diffusione delle falsità  corrisponde a obiettivi voluti per  influenzare le scelte politiche o favorire ricavi economici.  

Queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi, all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione. Il dramma della disinformazione porta allo screditamento dell’altro, alla presentazione come nemico, fino a una demonizzazione che  spesso fomenta i conflitti. Ecco perché, avverte papa Francesco, “non bisogna diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate”. 
 
Emerge dunque la responsabilità del giornalista o opinionista, egli svolge una vera e propria azione educativa a servizio della verità.  Ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone da tutelare, rispettare. Quindi l’invito del papa a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati, ma che sia senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti, ma che rappresenti un servizio a tutte le persone, specialmente quelle che non hanno voce.

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