Strage nel Tribunale di Milano. Non bastano i controlli

Strage nel Tribunale di Milano. Non bastano i controlli

L’opinione di Don Chino
2015-04-11 19:00:36

«Quel posto è l’origine di tutti i miei mali: è il Tribunale che mi ha rovinato». Claudio Giardiello l’omicida lo dice d’impulso, quasi urlando in faccia ai carabinieri che lo bloccano e gli tolgono la pistola
«Quel posto è l’origine di tutti i miei mali: è il Tribunale che
mi ha rovinato». Claudio Giardiello l’omicida lo dice d’impulso, quasi urlando
in faccia ai carabinieri che lo bloccano e gli tolgono la pistola con cui ha
freddato il giudice Ciampi, il suo coimputato Giorgio Erba e l’avvocato Lorenzo
Claris Appiani. I primi atti dell’indagine sulla strage al tribunale di Milano
confermano quanto emerso nelle prime ore ma, soprattutto, dimostrano come
Giardiello avesse pianificato ogni cosa, mosso da un odio che lo aveva ormai
accecato e che ha covato per anni, come dimostra la denuncia presentata tre
anni fa da un suo ex legale.

  

L’omicida aveva alimentato in sé tanto odio per anni verso giudici
e avvocati che lo avevano rovinato economicamente. Nessuno si è accorto? A nessuno
aveva confidato la sua terribile vendetta? Ha tenuto tutto dentro di sé fino
alla mattina che si reca in Tribunale, evade ogni controllo e ammazza tre
persone? E se qualcuno lo sapeva perché non ha parlato?  Queste tragedie spesso sono precedute da
segnali, da reazioni o da sfoghi di rabbia che l’omicida manifesta soprattutto
ai famigliari, agli amici. Gli stessi giudici e legali dell’omicida possono
rilevare lo stato d’animo del loro imputato… Forse, occorre maggiore prudenza e
attenzione da parete di chi avverte certi segnali di violenza in alcune persone
e quindi intervenire con aiuti psicologici appropriati. Si pensa che
l’individuo che ha condotto una vita normale non sia temibile, non arrivi mai a
sopprimere la vita di altre persone.

  

Certi traumi mentali, invece, cambiano radicalmente la persona. Spesso
ci sono suicidi e omicidi per la perdita del posto di lavoro, il crollo
aziendale, l’interruzione di un rapporto affettivo, la condanna penale ritenuta
ingiusta e altro. Forse, in una società in cui vengono a mancare supporti umani
validi in famiglia, nel gruppo degli amici, varrebbe la pena riflettere
sull’opportunità di una maggiore tutela psicologica o psichiatrica per chi presenta
disturbi di personalità o cova nella sua mente odio, rancore, violenza. Lo
Stato non deve solo investire risorse economiche per tutelare l’Ordine
Pubblico, ma anche per curare i disturbi di personalità, gli scompensi psichici
causati dalla droga. In una società in cui aumentano le persone scompensate e
violente, è un dovere irrinunciabile, da parte dello Stato, monitorarle e
curarle.

  

Non va sottovalutato nemmeno un impegno maggiore per un umanesimo
vero.  Mentre siamo attenti a ottenere
nella nostra società la persona che appare, fa soldi, emerge nell’immagine,
disattendiamo ad educarla ai valori interiori: la sensibilità, la coscienza, il
buon senso, il rispetto della vita. Questo fatto tanto violento e altri che la
cronaca ci mette a conoscenza ci suggeriscono che non bastano per tutelare il
cittadino dalla violenza le
Forze dell’Ordine, i controlli più sofisticati nei posti ad alto rischio e
qualsiasi aggeggio che segnali il portatore di armi. Necessita un impegno
educativo. Le persone che vivono e crescono insieme vanno educate al rispetto reciproco
e soprattutto aiutate a comprendere che il più grande male è uccidersi e
uccidere. “La vita è un’opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La
vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è la vita, rispettala!”. 

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