QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La scuola

QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La scuola

L’opinione di Don Chino
2018-10-10 08:43:11

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa
da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali
che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero
di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno
lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola
accesa.”
Don Chino
Pezzoli

La scuola   

La scuola per la gente comune dei nostri paesi nei
primi anni del novecento veniva frequentata non da tutti i bambini e le
bambine. I miei genitori nati nel 1902, a sette anni, andavano alla scuola
alcune ore al mattino.  Mia mamma era
orgogliosa di aver finito il terzo anno di scuola. Allora per le famiglie tre
erano gli anni di scuola per i bambini e le bambine.  Lo scopo era quello di saper leggere e
scrivere e fare i conti. Non tutti potevano frequentare la scuola, molti
bambini e bambine già a otto anni, lavoravano come garzoni dai negozianti,
dagli artigiani, a servizio nelle famiglie ricche.

Mio padre ricordava spesso di aver frequentato la
scuola nel suo paese portando con sé il corredo scolastico che consisteva in
due quaderni con la copertina nera e i fogli bianchi dove si scriveva solo con
il pennino e l’inchiostro. Sui banchi di legno c’era
un buco per il calamaio, il
piccolo recipiente in cui era contenuto l’inchiostro per intingere e impregnare
il pennino. Non era facile con la penna non macchiare d’inchiostro il banco, le
pagine e anche le mani e guance.

Scrivere era un’impresa difficile, tant’è che il primo
anno scolastico s’impartivano     lezioni
di scrittura:
i miei genitori menzionavano i tanti esercizi che dovevano
fare per imparare a tracciare le lettere dell’alfabeto maiuscole e minuscole
con ordine. Il penino spesso si guastava, non assorbiva l’inchiostro o per la
loro poca abilità rigava il foglio, lo macchiava, scriveva lettere incomplete.
La maestra s’arrabbiava e gridava: “Asini!”. L’asino era ritenuto l’animale più
stupido.

A quel tempo alunni “asini” in classe ce n’erano molti
anche perché ogni giorno alcuni assentavano per impegni famigliari, arrivavano
a scuola in ritardo dopo aver percorso un tratto di strada abbastanza lungo. In
alcuni paesi le scuole erano lontane dalla abitazione di un chilometro, due, questo
comportava che molti alunni percorrevano ogni mattina strade sterrate,
polverose d’estate e fangose d’inverno. Calzavano zoccoli non sempre in buone
condizioni. Spesso arrivavano a scuola inzuppati di pioggia, di fango.

Le classi dei maschi erano separate da quelle delle
femmine. I miei genitori ricordavano che erano meno le ragazze nelle classi
perché la donna, anche se non sapeva leggere e scrivere, aveva altri compiti da
svolgere nella famiglia, società…Vigeva purtroppo, nei paesi, l’analfabetismo
come se fosse una condizione normale di quelle famiglie che facevano fatica a
racimolare i soldi per vivere.

La signora maestra, di solito una zitella cresciuta in
una famiglia benestante, aveva sempre a disposizione una bacchetta con la quale
indicava i numeri e le lettere che scriveva sulla lavagna e non solo: bacchettava
le mani degli alunni distratti o lenti nell’apprendere. Ciò faceva parte delle
norme disciplinari.

I miei genitori rammentavano di essersi trovati in una
pluriclasse (in un’aula tre classi) gestita con autorità e disciplina dalla
maestra che per farsi valere non esitava a gridare, richiamare, castigare, bocciare.
Chi veniva bocciato subito i genitori lo collocavano da uno zio o parente per
imparare un mestiere, fare lavori umili come pulire il laboratorio, la stalla…Un
mondo, quello di ieri che premiava i figli di alcune famiglie che avevano il
necessario per vivere e castigava i figli delle famiglie povere e numerose.

Le famiglie benestanti poi, quelle che vantavano un’attività
commerciale o agricola, mandavano i loro figli nelle scuole rinomate della
città, con annessi i collegi gestiti da religiosi e religiose. I collegi erano diretti
dai preti e dalle suore che educavano ed erudivano questi figli fortunati per
tutto l’anno scolastico. A parere dei genitori benestanti, il collegio educava
bene e inculcava quel tocco di nobiltà nei figli che li avrebbe distinti dagli
ignoranti della plebe.

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