I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Suor Dorothy Stang

I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Suor Dorothy Stang

L’opinione di Don Chino
2017-12-20 18:16:06

Uccisa perché difendeva i poveri e l’ambiente

Suor Dorothy
Stang la conosceva bene l’Amazzonia, la girava di continuo per stare al fianco
degli abitanti locali e dei lavoratori dei campi dell’immensa foresta
sudamericana. Dorothy si batteva contro la deforestazione in Amazzonia. La sua
ricerca dell’evangelizzazione avveniva casa per casa e aveva due obiettivi: aiutare i più poveri e sensibilizzare sul
tema del rispetto verso l’ambiente.

Era nata nel 1931 a Dayton, in Ohio, negli Stati
Uniti, ma poi era stata naturalizzata brasiliana: all’inizio, nel paese
sudamericano lavorava come avvocato per proteggere i più piccoli proprietari degli appezzamenti
di terra che dovevano lottare contro i grandi magnati e gli industriali che
promuovevano la deforestazione per l’estrazione di sostanze dal sottosuolo, ma
anche per proteggerli dalle piccole bande criminali.

Da una parte c’erano le popolazioni della foresta, che
vivono tuttora perfettamente integrate nella natura e traggono giovamento e
cibo dai fiumi, dai torrenti, dai laghetti e dai boschi della zona in cui
avevano piantato le loro colture e le basi per i loro villaggi; dall’altra, gli
industriali che vedono l’Amazzonia solo come una incommensurabile e infinita
fonte di arricchimento. Alla base di tutto, uno Stato centrale che
sotto molti punti di vista non riesciva a gestire la situazione di questa
zona e che, a molti, pare avessero bandiera bianca.

Dot, come la chiamavano tutti, per questo riceveva di
continuo minacce di morte:
industriali, grandi proprietari terrieri e piccole organizzazioni malavitose
locali vedevano in lei la nemica più combattiva e temibile perché nessuno come
lei era in grado di capire i bisogni delle popolazioni dell’Amazzonia, nessuno
come lei era capace di spiegare agli abitanti quello che la deforestazione e l’inquinamento
dell’aria, del suolo e del sottosuolo in questa zona di mondo avrebbero potuto
comportare.

Proprio per questa sua abilità, godeva di una
credibilità altissima presso i cittadini: furono proprio l’affetto e la stima
che la popolazione le riservavano a spingere la malavita locale a organizzare
un agguato di cui cadde vittima
la mattina del 12 febbraio 2005.

Doveva parlare a un incontro organizzato per discutere
dei diritti della popolazione amazzone ma venne giustiziata a colpi di pistola
sparati alle spalle da due uomini: con sé aveva solo la Bibbia e alcuni
documenti del Sustainable Development Project, un progetto in cui
credeva fortemente e di cui si era fatta promotrice.

Il suo cadavere venne ritrovato diverse ore dopo,
nella foresta. In quel giorno tutto il Brasile rimase col fiato sospeso. A
qualche mese di distanza dall’assassinio, il procuratore della Repubblica
Felicio Pontes confermò che Dot venne uccisa per la “guerra” che di fatto si
consumava tra gli abitanti e gli industriali del settore agricolo, quindi affermò:
“Il 12 febbraio 2005 l’Amazzonia ha perso un’amica, ma nello stesso giorno ha
avuto il dono di un angelo”.

Durante una messa celebrata a dieci anni dall’omicidio
nella chiesa di San Rafael ad Anapu, comune del Brasile nello Stato
settentrionale del Pará, il vescovo monsignor Erwin Kräutler  durante l’omelia ha detto: “Quando è stato
seppellito il corpo di suor Dorothy abbiamo detto molte volte: “Non la stiamo
seppellendo, ma stiamo piantando un
seme“. Suor Dorothy è un seme che porterà molti frutti”.

Anche nel giorno in cui fu uccisa, Dot indossava
una t-shirt bianca con su impressa una scritta verde: si legge “A morte da
floresta é o fim de nossa vita”. Significa: «La morte della foresta è la fine della nostra vita». A Roma, nello
Stato della Città del Vaticano, è in corso la sua causa di canonizzazione: suor
Dorothy Stang potrebbe diventare beata nei prossimi anni

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