Genitori adoratori

Genitori adoratori

Ci sono adulti speciali che risplendono di luce propria: sono leggeri e
profondi, saggi e allegri, sicuri e dubbiosi, sapienti e affamati di sapere. Il
pianeta giovanile impara a conoscerli e ad apprezzarli, perché il loro esempio
è un invito a vivere liberamente e consapevolmente. Non è poco. Noi adulti
educhiamo con le parole, ancor più con quello che facciamo, di sicuro in
modo incisivo per quello che siamo…

Quando si diventa genitori cambiano tante cose. Non importa quanti libri si leggano,
quanto ci si prepari: una volta che il bambino è nato si incomincia a imparare, mai prima.
Un aspetto su cui si riflette poco, che bambini dobbiamo educarli “a lungo termine”, cioè
considerare le loro diverse età della vita e capire che cosa si può fare per crescerli nei
migliori dei modi. Ciò nasconde spesso un equivoco: si confonde la felicità dei figli col
rendere loro la vita più facile.

Anna una mamma di tre figli oramai cresciuti, nonché blogger, cita, in un suo web il fatto
che secondo alcune ricerche molti ventenni di oggi non sarebbero felici. Eppure, hanno
avuto una bella infanzia, senza particolari problemi, i loro genitori sono sempre stati attenti
e amorevoli: nonostante questo i figli non sono persone serene.

Perché questo? Appunto perché probabilmente non è stato insegnato loro che il
fallimento, l’insuccesso e gli avvenimenti negativi che fanno parte della vita e che non
bisogna scansarli come la peste, ma in qualche modo accoglierli e gestire per fortificarsi.

I genitori “elicottero“, quelli che per intenderci cercano di spianare la strada ai loro figli in
tutti i modi, non fanno il loro bene, anzi: faranno credere loro che tutto si possa ottenere
facilmente, senza lavoro e sacrifici.

Anna cita la sua frase preferita come genitore: “Prepara i tuoi figli per il cammino, non il
cammino per i tuoi figli”. E devo dire che mi trova d’accordo, visto che la tendenza è quella
di rendere la vita più facile per troppo amore.

Ecco allora quali sono gli errori più comuni che questa mamma ha individuato e che
compiono molti genitori.

Adorare i propri figli.

I figli adorati crescono incentrati su di loro, il che è bellissimo visto
che li rende felici. Su questo dovremmo però ragionare: i bambini devono essere amati,

non adorati; c’è una grande differenza. Amare significa anche correggere, educare, dire di
“no”, imporre delle regole.

Credere che i nostri figli siano perfetti.

No, non lo sono. Perciò dovremmo imparare a fidarci di più di chi se ne occupa al di fuori di noi, come gli insegnanti. L’idea per esempio
che non sbaglino mai, che sia sempre colpa degli altri dell’insegnante che ce l’ha con lui,

non li aiuta a maturare. Intervenire quando sono bambini è più semplice, mentre è più
difficile agire su un adulto che ha incorporato nella sua identità i problemi.

Vivere attraverso i figli le nostre ambizioni. 

Quando ambizioni. Quando nostro figlio ottiene qualche
successo forse siamo più felici noi di lui. Ricordiamoci però che i nostri figli non sono noi,
anche se provengono da noi. Perciò cerchiamo di ridimensionare le aspettative e
godiamoci i momenti positivi con serenità senza troppo investimento emotivo.

Voler essere il miglior amico dei nostri figli.

Un genitore non deve essere un amico, ma un educatore.

A volte ha l’ingrato compito di punire, mettere delle regole, sgridare. Solo
così avranno una base sicura per affrontare il mondo. Man mano che saranno più grandi
acquisiranno sempre maggiore indipendenza dalla famiglia, ma si può continuare ad
essere il punto di riferimento pur senza pretendere che siamo noi l’unico riferimento
importante. Non dobbiamo cercare l’approvazione dei figli, perché rischiamo di diventare
troppo permissivi, danneggiandoli.

Mettersi in competizione tra genitori. 

Spesso quando si diventa genitori scatta fin dai
primi momenti una vena competitiva, è normale. La normalità non significa che sia giusta,
però: insegnare ai nostri figli a “vincere a tutti costi”, anche se ciò implica fare uno
sgambetto a un altro bambino, è la cosa più sbagliata che possiamo fare.

Dimenticare la bellezza dell’infanzia.

Questo è un momento bellissimo nella vita dei nostri figli,

che sono ancora piccini e possono godersi un mondo fatto di immaginazione e
sogni. A volte però mettiamo pressione nei nostri figli, pretendendo da loro risultati e
atteggiamenti tipici dei grandi. Crescendo dimentichiamo che l’infanzia è gioco libero e
scoperta, ecco forse dovremmo goderci un po’ di più l’essere piccoli attraverso i nostri
bimbi.

Dimenticare che le nostre azioni parlano più forti delle nostre parole.

I bambini – soprattutto se piccoli – non riescono a comprendere le spiegazioni verbali.
Per questo imparano con l’esempio. Loro osservano il nostro modo di affrontare le difficoltà,

di trattare amici e sconosciuti, e da questo imparano a comportarsi.

Cerchiamo di essere pertanto coerenti tra come agiamo e quello che diciamo. 

Cerchiamo di essere noi il tipo di persona che speriamo diventino i nostri figli

Sottovalutare il loro mondo interiore.

Dobbiamo imparare a coltivare il carattere dei nostri figli, la loro morale, la loro fiducia in sé stessi.

Questo servirà per dare delle basi future serene non solo appunto tra qualche anno, ma per tutta la vita.

Dobbiamo quindi lasciare che falliscano, che provino le difficoltà, per poter sperimentare l’orgoglio che si prova quando escono dalle prove più forti di prima. A volte occorre un dolore a breve termine per avere un maggior beneficio nel lungo. 

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