Sederini nel burro

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Pensaci Su…
2017-10-18 16:22:55

“Io penso, come mamma, che non sia solo la mancanza di lavoro l’unica causa che trattiene gli ultra trentenni,

“Io penso, come mamma, che non sia solo la mancanza di   lavoro
l’unica causa che trattiene gli ultra trentenni, quarantenni tra le mura
domestiche. Tutti sappiamo che l’evoluzione del figlio parte da una situazione
di radicale dipendenza dal genitore, per poi raggiungere una normale autonomia.
La mia impressione è che noi mamme siamo possessive e i figli non perdono
l’occasione per vivere nel marsupio, con il rischio di non crescere. Vorrei una
sua risposta in merito”. Mamma Luisa

I fattori che intervengono a impedire il volo di questi figli verso
l’autonomia sono diversi I problemi economici ci sono e possedere un posto di
lavoro e uno stipendio sicuro diventa per alcuni quasi impossibile. Proviamo
però a capire se c’è nei figli  il
desiderio di libertà e come può essere ostacolato dai genitori. Certamente, voi
mamme siete possessive e offrite ai figli la sacca protettiva. Di qui la loro
incapacità a uscirne.

Un possesso istintivo

Già nell’infanzia si
nota un tentativo d’esplorazione degli spazi esterni circoscritti dalle cose,
dalle persone, come tentativo di svincolarsi dal genitore ed affermare una pur
minima autonomia. Si tratta di un tentativo necessario, di una “nuova nascita”
che può avvenire. Esiste, tuttavia, un insieme di forze possessive che
ostacolano questa progressiva “liberazione”. Alcuni genitori sono vischiosi,
possessivi: partoriscono una vita e poi se la “mangiano”, impedendo al figlio,
alla figlia una propria storia e il diritto di scegliere, di sbagliare. Il
susseguirsi d’atteggiamenti protettivi, sostitutivi, non permettono ai figli di
avvertire il bene della loro identità. Le modalità possessive presenti nel
rapporto genitori-figli, tendono a strutturarsi e a formare una falsa identità
nei figli: non sono se stessi, ma soddisfano le attese dei genitori.

Un possesso reciproco

Il genitore possiede il
figlio e viceversa. C’è una reciproca dipendenza in cui il distacco, la
separazione, è vissuta da entrambi come un “lutto” incolmabile. Di sicuro si
può anche affermare che a determinare tale fenomeno concorrono alcuni fattori
sociali che s’intrecciano vicendevolmente. La prolungata scolarizzazione,
sempre più priva di sbocchi operativi, la disoccupazione, una estesa apatia che
priva i figli di nuovi ideali da conseguire, i modelli di vita giovanili
dipendenti dal piacere e divertimento.  Insisto, tuttavia, nel rilevare che se i figli
rimarranno a lungo nella famiglia d’origine, questo spazio diverrà una specie
di “tana” protettiva e compensativa. Si sentiranno  sicuri e protetti, solo se resteranno dentro
questo “marsupio” familiare.

Un marsupio resistente

 I genitori, inoltre, con un gesto
d’appropriazione, tengono stretti a sé i figli. Conosco genitori che sanno
distinguersi per professione e ruolo sociale, ma che sono rimaste
essenzialmente possessive con i figli.  Mi sembra quindi utile dare alcuni suggerimenti
per questa necessaria separazione. Prima di tutto, i genitori devono prendere
coscienza che il distacco dei figli è un bene, dal punto di vista psicologico:
il processo che distingue la vita del figlio da quella del genitore avvantaggia
la crescita e il benessere interiore d’entrambi. Inoltre, i genitori
trasfondano nel figlio quella necessaria convinzione personale che lo fa
sentire se stesso ed “architetto” della propria storia. Gli “eterni figli”,
vivono accanto a genitori possessivi, rischiano di perdere la loro autonomia e
danneggiano pure quella dei genitori. Manca il desiderio del “volo” dei
figli  sia nei genitori possessivi che
nei figli bambocci.

Il necessario “volo”

Il distacco dei genitori
ci vuole perché il “volo” dei figli ci sia. Ma anche il distacco dei figli dal
“nodo” famigliare per crescere.  Un
carente processo di differenziazione dai genitori, rischia d’impedire ai figli
d’approdare ad alcune scelte personali. Non si tratta quindi di figli
viziatelli, fannulloni o bambocci, ma di soggetti insicuri, infantili, carenti
di nuovi stimoli e scelte proprie. Il figlio, sia ben chiaro, in una situazione
di dipendenza rimane il più danneggiato. I genitori stessi siano aiutati nel
modo giusto a prendere coscienza dei limiti che comporta un atteggiamento
vischioso, possessivo che non permette ai figli, come dice Gibran, di uscire
come “frecce dall’arco verso gli spazi
infiniti …”.  

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