QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La festa del maiale

QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La festa del maiale

L’opinione di Don Chino
2018-08-01 07:50:26

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa
da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali
che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero
di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno
lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola
accesa.”
Don Chino
Pezzoli

La festa del maiale

Un mio compagno di
quarta elementare mi confidò che il giorno dopo non sarebbe venuto a scuola per
partecipare alla festa del maiale. Nelle nostre cascine e casolari sparsi tra i
prati e boschi si allevavano galline, conigli, ma soprattutto il maiale nutrito
per circa nove mesi con gli avanzi della cucina, con castagne, ghiande, crusca
e bucce di patate. Era, dopo la mucca, l’animale più curato in attesa della sua
resa in carne, costine, salsicce, lardo e salame, alimenti che costituivano per
le famiglie una risorsa di proteine indispensabili nella nutrizione.

La macellazione del
maiale era un vero e proprio giorno di festa, un momento di socializzazione festosa,
un’occasione in cui partecipava l’intera famiglia, i parenti, i compari, gli
amici, il parroco del paese speranzoso che tra una benedizione e un discorsetto
potesse meritarsi qualche costina e pezzo di lardo. Pure i vicini di casa venivano
invitati a consumare, in quel giorno. il pranzo cucinando i rimasugli della
trasformazione.  





















Il maiale è stato per
secoli la nutrizione proteinica delle famiglie povere. principalmente
vegetariana, e non per scelta. La carne era consumata esclusivamente durante le
ricorrenze e nei giorni di festa. Il poter addentare carne genuina di suino
allevata in cascina era davvero un evento molto atteso.

In genere la
macellazione avveniva tra i mesi di dicembre, gennaio e febbraio che
coincidevano con il periodo freddo dell’anno e alla piena maturazione
dell’animale che pesava più di un quintale. La tecnica o bravura del macellaio prevedeva
che niente del maiale fosse scartato. Persino il sangue veniva cucinato e
portato in tavola a forma di ciambella.

Un antico rito quindi,
“una festa” che durava tutto il giorno. Alcuni ritengono che questa usanza appartenga
al cambiamento da parte di alcune popolazioni che dalla caccia e dalla raccolta
spontanea dei prodotti passarono a un sistema più sedentario basato
sull’agricoltura e l’allevamento di animali domestici. Certamente quella del
maiale è un’usanza che risale al lontano passato.

Oggi pensare alla macellazione tradizionale del
maiale sicuramente può destare dissenso, anche se la macellazione dei suini
continua nei grandi stabilimenti con tecniche e lavorazioni diverse. Noi ci
troviamo sulle nostre tavole carne e affettati di suino. Difficilmente quando
si mangia il prosciutto, il salame, la pancetta si pensa alla provenienza…

Nel mondo realistico del passato, tutto avveniva sotto il portico della
cascina alla presenza di adulti e bambini che festeggiavano l’evento e
attendevano di mangiare la carne dopo essersi nutriti per tanti mesi di verdure
ed erbe di campo. I piccoli salterellavano attorno alla brace, solo nel sentire
il profumo della carne cotta su di una griglia improvvisata. Sia i piccoli che
i grandi, a quei tempi, avevano in comune la fame da fare tacere, almeno per un
giorno. Non è poco.

Le carni del maiale accuratamente selezionate e lavorate venivano messe in
un posto sicuro per non indurre in tentazione piccoli e grandi. Di solito, erano
i nonni i custodi di queste dispense del passato, a nessuno era permesso
entrare e si capisce il perché… Il “tesoriere” alla domenica portava in tavola un
pezzo di lardo o di salame per rallegrare la frugale mensa. Un mondo quello di
ieri povero e dignitoso, ricordato con piacere da noi anziani. Un mondo che ci
ha insegnato ad apprezzare il cibo e non sciuparlo.

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