MASSIMO D’ALEMA CONTRO LA LAEDERSHIP DI RENZI

MASSIMO D’ALEMA CONTRO LA LAEDERSHIP DI RENZI

L’opinione di Don Chino
2015-03-22 07:51:27

Non si placa la battaglia interna al Pd tra la maggioranza fedele al premier e segretario Matteo Renzi, e le varie anime del partito
Non si placa la battaglia interna al Pd
tra la maggioranza fedele al premier e segretario Matteo Renzi, e le varie anime del
partito.  E’ D’Alema insieme a Pierluigi
Bersani ad alzare la voce all’assemblea
della sinistra a Roma. Dopo un
attacco frontale alla leadership di Renzi, accusata di aver trasformato il Pd
in un “partito a forte posizione
personale e con un carico di arroganza”, D’Alema ha lanciato
l’idea di associare gli oppositori. I contestatori non voglio fare un altro
partito, ma trovare all’interno del Pd uno spazio di partecipazione per  tutti quelli che non si riconoscono nelle
linee politiche e programmatiche del Segretario e Presidente del Consiglio  Renzi.

  

“Condivido l’opinione di chi dice che dobbiamo dare battaglia in questo
partito”, ha detto chiaramente D’Alema agli scontenti del partito, quindi “dobbiamo creare
una grande associazione per il rinnovamento e la rinascita della sinistra che
non sia e non voglia essere un nuovo partito ma si proponga di offrire uno
spazio di partecipazione e riflessione ai cittadini, membri del Pd o no, che sono una ricchezza
che questo Paese non può disperdere”.

  

Secondo l’ex premier, dunque, “una
componente in un partito a forte conduzione personale, che ha una certa dose di
arroganza, può avere peso solo se si muove con coerenza e definisce i punti
invalicabili con assoluta intransigenza”. Per questo, l’opposizione interna del
Pd “può avere un certo peso solo se raggiunge un certo grado di unità o non avrà
alcun peso”.

 

 

D’Alema fa anche un duro affondo contro la
deriva del partito sempre più “partito
unico” della maggioranza dopo lo sfaldamento di Scelta Civica e i guai
del Nuovo Centrodestra di Alfano. Il leader
D’Alema sottolinea di non riconoscersi in nessuno dei raggruppamenti in
cui si divide la minoranza  del Pd. Dice
che non approva che ce ne sia più di uno di questi raggruppamenti. E sottolinea
che dal momento che il Pd sia l’unica
forza politica rilevante, non è positivo. Essere un’unica grande forza politica
comporta la mancanza di un confronto tra due poli. Il rischio è che  Pd diventi la più grande macchina distributrice
del potere.

  

Le osservazioni
di D’Alema condivise da un’area di centrosinistra non sono da sottovalutare. Si
avverte certamente in chi governa un’accentuata sicurezza ed arroganza. Il
decisionismo politico di questo ultimo anno trova approvazione da parte di
tanti cittadini, anche se, in politica, non sono solo le riforme che contano,
ma i risultati che ne conseguono. Rimangono irrisolti problemi come
l’occupazione, specie quella giovanile, l’emergenza clandestini, la sicurezza
del nostro territorio da possibili attentati, la corruzione politica che non
sembra in calo, la camorra che ormai trova spazio negli appalti statali ed
altro…  
Non è infondato il timore di D’Alema ed altri: se esiste in Parlamento
solo una maggioranza (sicura e arrogante) che intende cambiare il Paese da sola
e che quindi non si confronta con le minoranze di qualsiasi schieramento
politico, si va verso un partito unico che accentra il potere. In questo modo
viene meno il   confronto con le
minoranze, la partecipazione alla vita politica dei cittadini pronti a delegare
chi è al potere.  E’ un rischio reale da
non sottovalutare.

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