I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Don Oreste benzi

I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Don Oreste benzi

L’opinione di Don Chino
2018-01-12 07:54:59

Don Oreste Benzi è nato il 7 settembre 1925 a San Clemente

Don Oreste Benzi è nato il 7 settembre 1925 a San
Clemente, un paesino romagnolo a poco più di 20 chilometri da Rimini, da una
famiglia di operai, settimo di nove figli. 
Subito dopo le elementare entrò in seminario a Rimini e venne ordinato
sacerdote il 29 giugno 1949. Morì a Rimini il 2 novembre del 2017 all’età di 82
anni.
 

Don Oreste ha scelto di vivere tra i poveri. Una vita
interamente impegnata per i bimbi disabili, per quelli abbandonati per strada,
per le prostitute e i dipendenti da
sostanze stupefacenti, alcoliche e gioco d’azzardo. L’ho incontrato diverse
volte, era un uomo semplice, sereno, povero che viveva con i poveri. Ha
lasciato una traccia d’amore in tutti quelli che l’hanno incontrato.
 

Ricordo quando si recò da papa Giovanni Paolo II insieme
a una giovane donna nigeriana strappata dalla prostituzione, ammalata di Aids.
Il papa si commosse e la stampa e la televisione parlò di questo prete con la
talare sdrucita e le scarpe consumate, che commosse profondamente l’anziano
pontefice.

Quanta bontà e semplicità in questo prete che la notte
percorreva la strade delle città per accogliere nelle sue case le persone
sfruttate dai lenoni, dagli spacciatori! Questo prete somigliante a un curato
di campagna con lo sguardo penetrante e la forza dell’amore, ha attirato a sé
collaboratori, famiglie disponibili all’accoglienza dei poveri.
 

“L’amore
disarma: quando uno si sente amato del tutto, sempre, ovunque, a qualsiasi
costo, non teme più, lascia cadere le armi e al posto dell’odio subentra
l’amore, al posto della menzogna subentra la verità, al posto della morte entra
la vita”.


Nel 1968 fondò l’Associazione papa Giovanni XXIII che ormai opera in tutto il
mondo e che si occupa di minori e di maternità difficili, della tratta internazionale
dei minori e delle prostitute, dell’educazione dei giovani,
dell’accoglienza  di tossicodipendenti e
detenuti. Insomma, degli “ultimi”, di quelli che vivono ai margini della
società e che non hanno voce.

Io
non ho fondato nulla, sono stati i poveri che spesso ci hanno rincorso e ci
hanno impedito di addormentarci. Sono stati gli emarginati, le persone con
problemi fisici e psichici che hanno dato vita alla Comunità papa Giovanni: io
e gli altri con i quali lavoro abbiamo solo messo a disposizione le nostre
vite”.
 

Don Oreste nel 1989, all’stazione di Rimini incontra
una prostituta e decise di fare qualcosa contro l’orrore della prostituzione e
lo stato di oppressione e di schiavitù che queste giovani donne subiscono.  A Rimini e in altre città, la sera le strade
si popolavano di prostitute, ragazze straniere sotto lo sguardo indifferente di
tutti.Don Oreste scese in strada per
incontrare e liberare le ragazze costrette a vendere il loro corpo. Ascoltava
le sofferenti storie di queste donne le loro violenze e costrizioni subite
giorno.

Denunciò pubblicamente la tratta di
queste “nuove schiave”, andando in tribunale a testimoniare come persona
informata dei fatti contro 17 criminali sotto processo per il reato di
induzione in schiavitù. Mise a rischio la sua vita e fu costretto a farsi
proteggere dalle Forze dell’Ordine. Mi confidava che la più sicura protezione
l’aveva affidata a Dio che non lo mollava mai.

Ha sottratto dalla prostituzione centinaia di donne portate via dai paesi dell’Est europeo o dai paesi africani e asiatici con promesse di lavoro, ma poi buttate sulla strada a vendere il loro corpo. Ha spaccato la catena delle dipendenze a migliaia di giovani

In quaranta anni di cammino “a
fianco degli ultimi”, la Comunità papa Giovanni XXIII Di don Oreste ha
dato vita a 200 case-famiglia, famiglie aperte, Comunità terapeutiche, Comunità
alloggio, disponibili ad accogliere i fratelli e le sorelle da rigenerare nell’amore.
  


“Chi ti impedisce di
amare per primo, chi ti impedisce di dire la verità, chi ti impedisce di
gettarti nella vita? Chi ti impedisce, ogni volta che c’è un fratello nel
bisogno di metterti in discussione per vedere se c’è un posto in casa tua? Chi
ti impedisce di vivere mondi vitali nuovi, un nuovo modo di essere? Svegliati!
Svegliati!”. 


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