I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Annalena Tonelli

I GRANDI MAESTRI DELL’UMANITA’ – Annalena Tonelli

L’opinione di Don Chino
2017-11-29 17:54:18

Ha dato la vita per i poveri che amava

Ha dato la vita per i poveri che amava 

Annalena
nasce il 2 aprile a di Forlì. Forse non sapremo mai chi ha violentemente
ucciso 
Annalena
il 27 novembre del 2003° Borama in Somalia.  Sappiamo con certezza che
questa missionaria laica lottò contro le povertà.
A
volte aveva uno sguardo difficile da definire, uno sguardo aperto
altrove che l’interlocutore faticava a localizzare, nello spazio e nel
tempo. Guardava talora il passato, spesso il futuro, sempre il presente.
Realizzava ogni giorno progetti concreti di carità, ma per spiegarli a volte
parlava il linguaggio carezzevole dei sogni, e forse a loro si abbandonava,
cosciente che l’utopia di oggi può diventare la realtà di domani.
All’ospedale
di
Borama che aveva fondato e dove
l’hanno uccisa, curava  in particolare,
la tubercolosi, ma in generale quella mortale malattia dell’Africa che si
chiama miseria. Sognava il suo ospedale fosse trasformato in albergo, pulito,
accogliente per far affrontare ai pazienti la malattia con serenità.  Il
suo non era un sognare ingenuo, ma la visione profonda accompagnata da
un’intelligenza determinata e gioiosa e persino da un’allegria genuina,
francescana si potrebbe dire, non priva di qualche guizzo di ironia.
Calzava
i sandali che le regalavano oppure andava scalza e di suo aveva uno scialle e
un paio di tuniche e una volta, scherzando, disse che era più di quanto il
Vangelo autorizzasse. Viveva da povera tra i poveri, da sfollata tra gli
sfollati, da esule tra gli esuli, ma non si era mai ritenuta un’eroina né mai
aveva considerato i suoi dei sacrifici. Afferma agli amici: “Non c’è rinuncia,
rido di chi la pensa così, la mia è pura felicità, chi altro ha una vita così
bella!”.
Di
lei colpivano la fede in Dio e il rispetto dei valori umani, la pazienza scevra
da ogni pigrizia e da ogni rassegnazione, il buon senso e la determinazione.
Con risorse economiche minime, era sempre riuscita a fare miracoli allestendo
un ospedale che curava soprattutto gli ammalati poveri e abbandonati.
 
Alla
sua morte, qualcuno la chiamò la madre Teresa dei somali. Forse è vero. Ma
forse è solo una specie di appellativo postumo, una sintesi da giornale, uno
slogan per suscitare emozione e, magari, per spiegare le capacità  di entrambe
queste donne  di riconoscere Cristo nel povero. Certo, come tutte le
persone di Dio,
Annalena
somigliava a Teresa nell’instancabile spirito di servizio e per la verità , nel
rispetto delle tradizioni culturali e religiose delle persone curate e
incontrate.  
Univa queste
due donne la forza della preghiera. Sotto quest’aspetto, vivendo tra
popolazioni interamente musulmane,
Annalena negli ultimi anni
fu forse meno fortunata di madre Teresa di Calcutta: al nutrimento
dell’eucaristia poteva accostarsi solo quando si allontanava da
Borama, o quando il
vescovo di Gibuti la raggiungeva per celebrare la messa insieme. Entrambe,
madre Teresa e
Annalena, vivevano  la fedeltà autentica al
messaggio del Vangelo e il rispetto degli ultimi. 
 
Annalena esprimeva una
personalità limpida, un comportamento ispirato realmente al Vangelo: un suo sì era un sì e un suo no era un no. E
forse a ucciderla è stata proprio questa sua scelta di dire
si o no, qualunque
folle movente abbia armato la mano che l’ha uccisa. È possibile che tale movente
non sia mai provato. A spingere l’assassino potrebbero essere stati rancori
personali.
Annalena aveva allontanato dall’ospedale impiegati disonesti e aveva rifiutato di
assumere persone note per la loro corruzione. O forse qualcuno ha voluto porre
fine alle circostanziate denunce dei signori della guerra fatte sempre da
Annalena.
O
forse questa donna si è voluta fermare per la sua battaglia contro le
mutilazioni genitali femminili, le umiliazioni e sfruttamenti delle donne.
Annalena  si era scagliata contro i
gruppi criminali che umiliavano, sfruttavano, mutilavano e vendevano le donne
più povere. Era rispettosa di ogni credo religioso, da inserire nel suo
ospedale persino una scuola islamica, dove i bambini ricoverati potevano
continuare a studiare.
In
ogni caso, quale sia stato il movente di chi ha fatto uccidere e ucciso  
Annalena, lei è la vittima
sacrificale
dell’abisso nel quale è affondata  la Somalia in quegli anni. Un Paese ormai
senza Stato, palestra desolata e focolaio permanente di violenza e di miseria.
 

“Scelsi di essere per gli altri: i
poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati. Confido di continuare fino
alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi
interessava così fortemente: Lui e i poveri in Lui. Per Lui feci una scelta di
povertà radicale. 
 In
tutta la vita non c’è cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro,
cingendoti il collo, possa rialzarsi”.  (
Annalena
Tonelli)

 

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