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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI Il ricordo di Piero

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PESCHERECCIO1

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

Il ricordo di Piero

Ho conosciuto Piero un giorno mentre ero in gita al lago d’Iseo. Piero veniva dal lago. Faceva il capitano di un peschereccio e le reti le aveva lanciate per una vita. Alcune notti pescava solo qualche pesciolino. Rientrava comunque in porto sempre fischiettando o canticchiando. Gli amici lo chiamavano “Piero grapa”, forse per la consuetudine di portare sempre con sé una bottiglia che voleva far credere esser piena d’acqua, omettendo la parola vite. Dopo 40 anni ha tirato i remi in barca, doveva fare il pensionato.

Quando l’incontrai aveva 79 anni ben portati, era vestito di blu perché lui era sempre il capitano. Il suo peschereccio continuava ancora a salpare con a bordo qualcun altro. Lo avvicinai con garbo, per osservare quel volto rugoso e le mani incallite. Mi disse: “Conosco ogni centimetro di quello specchio d’acqua”. Mentre mi parlava, era ancora lì, sul lago con la sua barca, mentre i suoi occhi si illuminavano. Mi parlava del lago impazzito per un temporale e di un pesce troppo grande che gli strappò la rete, di acque agitate per il forte vento, della perdita di una barca e della sua abilità nel raggiungere a nuoto la riva. Storie di un vecchio che viveva di ricordi che offrivano ai suoi giorni un tocco di nostalgia e di vanto. Piero continuava il suo racconto, io lo ascoltavo, pendevo dalle labbra di un uomo felice che portava in volto i segni della fatica, dell’età e di tanta saggezza.

Raccontava, s’infiammava, gorgheggiava come se fosse ancora alle prese con la sua barca.  Mentre mi guardava sorseggiava il vino rosso. Le sue rughe sul volto sembravano come le onde del lago mosso dalla brezza di un pomeriggio di primavera. Aveva vissuto sul lago come se fosse nell’Oceano Atlantico e mi raccontava quando due principi “sangue blu”, gli sono saliti sul peschereccio e lui li ha portati ad esplorare le isolette, che nessuno conosceva come lui. E come il vento li colse all’improvviso e il peschereccio saltava sulle onde come fosse in preda a un tango argentino.

Mentre raccontava, immaginavo questo piccolo eroe percorrere con la fantasia i ricordi più belli che hanno segnato la sua esistenza. I suoi occhi s’inumidivano, vedendo il suo lago dalla finestra. Di botto poi mi disse: “Facciamo una passeggiata sul lago. Voglio fare un pezzo di traversata sul lago, per sentire addosso il respiro dell’acqua che va dritto all’anima, per possedere la pace di sempre, cambiarmi i colori dentro, sciogliere quella patina d’abitudine che m’intristisce...”. Quel vecchio mi scrutava, voleva capire se lo ascoltavo. Poi partimmo per la traversata

Si accese una Nazionale senza filtro e cominciò di nuovo a raccontarmi le storie che la sua mente scorgeva attraverso lo specchio d’acqua. Sì, la sua immaginazione lo portò a quelle tre ragazze sopra una barca che prendevano il sole... Piero, allora, le guardava, scuoteva la testa mentre muovevano le braccia in mezzo al lago per provocarlo. Ora, forse di nuovo dipendente da quei ricordi, borbottò: “Ma io mica ci cascavo, io ero lì per lavorare!”.

Piero, il capitano era sereno, anche se passava le sue giornate alla finestra della taverna sorseggiando il calice di barbera e raccontando ai turisti e amici le sue esperienze. Ora gli anziani sono emarginati, le loro storie non interessano più ai giovani, diventano pertanto eccessivamente nostalgici, si rifugiano nel passato per togliersi di dosso la patina della malinconia. Scappano dal mondo che continua a girare come una trottola, desiderano salvarsi. Piero, con il suo peschereccio sul lago e nella sua mente, viveva, era contento, era sempre sul suo lago con la fantasia, a traghettare qualcuno.

Mentre lo salutavo, qualche istante prima di lasciarlo, mi venne in mente un pensiero: i vissuti non devono restare fermi come un masso, ma come il pane bisogna ricuocerli, bisogna che siano sempre freschi. Piero conservava sempre dentro di sé il suo “forno”, quel lago in cui riscaldava ogni giorno la sua vita. Ma perché è così necessario per un anziano vivere di ricordi? Non ci vuole poi una ricerca particolare per comprendere che l’anziano ha tanta voglia di vivere, di rinnovare ogni giorno la sua stima, lo scopo dell’esistenza. Piero era sempre il capitano del suo peschereccio...