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La domanda importante : sono umile ?

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La domanda  importante: sono umile?

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La riflessione sull’umiltà mi ha catturato da tempo. Voglio chiamarla virtù o predisposizione interiore. Trovo utile, quindi, fare subito un chiarimento: umile non è chi si svaluta o sottovaluta, né chi si mostra o appare fragile, dimesso, ritirato, poco coraggioso o audace nei sogni e negli obiettivi che vuole raggiungere.

La giusta stima della propria vita ed essere umili non fanno a pugni. L’umiltà è l’attitudine di vivere facendo esperienza di tutto quello che c’è fuori di noi, nel mondo, con ammirazione e stupore. È il vedere noi stessi come una piccola parte in un insieme più vasto, abitato da persone e creature dalle quali possiamo imparare, sempre. Galileo disse: “Non ho mai conosciuto uomo così ignorante da non aver nulla da insegnarmi”.

Sono solito affermare prima a me stesso e poi agli altri che la persona umile può esser conscia del proprio valore, mentre dà valore agli altri. So pertanto esprimere ciò che penso e che desidero in maniera forte e decisa, rimanendo capace di ascolto e rispetto per l’altro che è quella parte fuori di meche mi manca e quindi mi completa.

Rilevo spesso nelle persone umili una particolare dignità. Anche se sono persone di successo e importanti hanno la saggezza e l’esperienza necessaria per comprendere i loro limiti e il valore altrui. Queste persone nella storia hanno messo in luce la qualità dell’umiltà che non è stata un ostacolo nel portare a termine ciò che hanno realizzato nella vita. Al contrario, è stata una fonte di forza, che ha permesso loro di ricevere rispetto e poter offrire maggiore fiducia nelle persone con le quali sono venute in contatto.

Sono pertanto certo che una persona dotata di umiltà riesce a vedere oltre il proprio punto di vista o interesse. È ben radicata in sé stessa e, allo stesso tempo, sa andare oltre se stessa. Ha l’intelligenza di riconoscere che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri e che ognuno ha un ruolo unico, e a volte inaspettato, da svolgere. Ha il buon senso di ritenere che tutto quello di cui abbiamo bisogno ci arriva da una rete di relazioni estese. Possiede la saggezza d’ammettere che tutti dipendiamo, per la nostra esistenza, dal sostegno pratico ed emotivo di altre persone.

Ritengo che l’umiltà è pertanto un movimento orizzontale, non verticale: mi faccio di lato per fare posto all’altro, a lui, al suo bisogno, alla sua richiesta, al suo sapere, alla sua opinione. Io e l’altro siamo vicini e allo stesso livello, entrambi utili, importanti e preziosi, ognuno con le sue peculiarità. Ne consegue che penso che nel lavoro come nella vita privata, la complessità che ci circonda rende sempre più importante chiedere consigli e informazioni a chi ha più esperienza di noi. La persona umile riesce a sentirsi, per questo né sminuita, né minacciata. Al contrario, chi è orgoglioso potrebbe non chiedere e quindi non ricevere l’aiuto di cui ha bisogno.

Del resto, l’esperienza mi ha insegnato che  quando credevo di essere superiore  agli altri o non ho riconosciuto i miei  limiti  ho persola capacità di ascoltare. Un detto tibetano paragona l’uomo orgoglioso ad una tazza rovesciata: non lascia entrare nulla e non può quindi essere riempita. O meglio a un bicchiere pieno fino all’orlo che non può contenere altro.