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L'onesta' intellettuale

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ONESTA

L’onestà intellettuale

Nel mondo dei cosiddetti intellettuali, c’è un valore sempre più raro e ormai in via di estinzione: l’onestà intellettuale. In altre parole, gli studiosi non sono più onesti in ciò che dovrebbe caratterizzare il loro modo di essere, la loro attitudine complessiva nei confronti del reale, e, di conseguenza, in relazione alla loro specializzazione: che sia l’arte, la narrativa, la saggistica, la critica letteraria, cinematografica, artistica oppure il giornalismo e così via. Non sono onesti nel loro modo di porsi davanti ai fatti, alle opinioni; di conseguenza, non sono corretti nei confronti della loro disciplina. Questo avviene perché, a monte, non sono onesti come persone. Un giornalista televisivo che cominci il suo servizio mettendo il proprio giudizio davanti alla spiegazione oggettiva del fatto su cui deve riferire, peraltro ampiamente manipolato, ribaltato rispetto alla realtà, è uno dei tanti esempi di disonestà intellettuale.

Gli opinionisti e critici

Alcuni opinionisti, narratori e critici sono disonesti non perché sono ignoranti, stupidi e nemmeno perché sono brutti e cattivi per destino o per vocazione: Lo sono perché avidi e vanitosi. Di conseguenza, per appagare la propria brama si fanno mettere il guinzaglio e sono disposti, dietro compenso, a comunicare notizie false, non obiettive, non documentate e parziali. Siccome viviamo in un mondo di individui asserviti, questa è la regola vigente, fra quei cosiddetti intellettuali che contano. La notizia della disonestà intellettuale finisce per non stupire più, o meglio per passare del tutto inosservata. Non ci si fa più caso e dunque, non ci s’indigna più. Il fatto che la giornalista di qualsiasi rete televisiva ci “passi” le notizie edulcorate e manipolate secondo lo schema gradito al potere, sembra ormai normalissimo, anzi, non vi si scorge nemmeno più, ormai, alcuna disonestà. Del resto, quel che fa lei, lo fanno tutti. Sia l’informazione della stampa, della radio e della televisione, sono appiattite, omologate secondo i desideri dei poteri finanziari che manovrano le marionette nel teatrino della globalizzazione.

La medicina ufficiale

Un discorso analogo va fatto per le cattedre universitarie, per le case editrici, per la critica e le mostre d’arte, i concerti musicali, il teatro, il cinema, lo sport e ogni genere di spettacolo; senza dimenticare il settore scientifico, la sanità pubblica e privata, la ricerca, la sperimentazione, l’innovazione tecnologica. Nel caso della sanità e dei colossi dell’industria farmaceutica, il pensiero unico ha decretato la criminalizzazione di qualsiasi forma di medicina alternativa (a dispetto dell’evidenza, e cioè del fatto che, da sempre, popoli interi, come quelli dell’India, si curano mediante la medicina naturale): pure, se un malato di cancro muore dopo aver rifiutato le cure ospedaliere, basate sulla chemioterapia ed essersi affidato alla medicina delle Cinque leggi biologiche di Hamer, immediatamente si leva un immenso clamore mediatico per sottolineare le imperdonabili responsabilità delle medicine “non scientifiche”, tacendo bellamente il fatto che, secondo stime prudenti, una parte delle malattie sono provocate dalle cure stesse della medicina accademica e ufficiale.