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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : I cercatori di funghi

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funghi

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

I CERCATORI DI FUNGHI

In passato le famiglie si dedicavano alla raccolta dei funghi con discreto successo, naturalmente se la stagione era buona. È noto, infatti, che i funghi sono soggetti a molte variabili che ne possono rallentare, o impedire, la crescita. Gli anziani dei nostri paesi dicevano che la loro crescita dipendeva da inverni ricchi di neve, dai boschi puliti, dalle precipitazioni costanti e non torrentizie, dai raggi solari che ne favorivano la crescita.                                                                                                   

Sono molte le leggende che circolavano intorno ai funghi porcini. Una tra le più note affermava che un fungo visto, o inavvertitamente osservato, tendeva a non crescere più.  E gli adepti al rito della sua ricerca, erano soggetti a regole ben precise, norme non scritte, ma codificate nei tempi antichi dai vecchi fugai.                                                               

Prima di tutto occorreva recarsi nel bosco in silenzio ed alle prime ore del mattino per evitare così gli incontri con le vipere che notoriamente amano il sole. La mentalità o consuetudine diffusa voleva che coloro che si recavano nel bosco per raccogliere più funghi arrivassero nel bosco per primi. Mio nonno, infatti, mi faceva fare delle alzatacce per portarmi nel bosco " appena che faceva giorno", ossia alle prime luci dell'alba.                                                                                                                                 

I cercatori di funghi s’attrezzavano del classico bastone che facevano rimbalzare sulle escrescenze per individuare tra le foglie del sottobosco, la presenza dei funghi. Ricordo che mio nonno copriva immediatamente il buco lasciato dall'asportazione del fungo. Così facendo preservava la fungaia nascondendo, al tempo stesso, le tracce del proprio passaggio. E mi ripeteva, ogni volta: “I posti dove crescono i funghi devono rimanere segreti, a nessuno devi dire dove raccogliamo i porcini, i prataioli. Sono posti che ci danno da mangiare”.                                                                                     

Le regole principali erano il silenzio e l'invisibilità! I fungai si conoscevano tutti tra di loro in base al modo di camminare, di vestire o di atteggiarsi nel bosco.  Evitavano però d’incontrarsi per non dare punti di riferimento al possibile concorrente. Si avvertiva un fruscio fra i rami del bosco e, ancor prima di aver chiaramente messo a fuoco il personaggio, questi già si era dileguato nel nulla. Sempre mio nonno: “Non bisogna mai farsi notare nel bosco dagli altri, in quale direzione si vai, dove ti fermi per cercare i funghi potrebbero conoscere i tuoi posti e arrivare loro per primi a raccogliere il funghi”.
                                                                                                                                                  La ricerca di posti nuovi dove si trovavano i funghi, era un esercizio assai difficile. Occorreva un discreto senso dell'orientamento, una buona capacità nel valutare le mutate condizioni in cui versa il bosco d'anno in anno. Un tempo i posti dove nascevano i funghi erano tramandati di generazione in generazione, quasi fosse un segreto prezioso e lo era veramente in quei tempi di carestia. Ogni volta che mio nonno sorridente raccoglieva un porcino, mi raccontava che in quel posto ne aveva raccolti molti, un posto benedetto.

L’attrezzatura necessaria per svolgere questo affascinante lavoro di stagione era semplice reperibile. Un bastone che serviva per aiutarsi a mantenere l'equilibrio e,  usato con perizia, facilitava il ritrovamento dei funghi. Mio nonno portava sempre con sé un piccolo coltellino, utile per poter tagliare la parte bassa del gambo del fungo prima di raccoglierlo e per liberarlo da qualche felce che si appiccicava sia al gambo che alla capoccia del fungo.                                                                                                   

Occorreva, infine, un bel cesto capiente dove poter riporre i funghi: mio nonno andava nel bosco con un gran telo quadrettato di cotone che veniva annodato sugli angoli in modo da formare un capiente contenitore. Lo teneva tra le mani quel recipiente come se avesse un tesoro, certamente lo era quando finiva in tavola e il suo profumo rallegrava piccoli e grandi.                                                  

Un mestiere quello del fungaio che è rimasto in alcuni appassionati che vivono sulle colline e tra i boschi che non disattendono per hobby di ispezionare il castagneto, il noccioleto alla ricerca di funghi. Ormai anche questo antico mestiere è scomparso, le fungaie predisposte e coltivate in terreni idonei, ci hanno tolto anche questa emozione di trovare nascosto tra le erbacce un grosso porcino e accanto altri più piccoli.