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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La banda del Paese

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“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

La banda del paese

Nelle feste patronali o negli anniversari sociali importanti la banda del paese sfilava con orgoglio per le strade. I bandisti erano orgogliosi di appartenere al Corpo Musicale e ostentavano lo strumento lucidato prima della prestazione. I suonatori si radunavano al mattino in divisa e a suon di musica, preceduti dal maestro, aprivano i festeggiamenti per le strade seguiti da un nugolo di ragazzini in corsa. L’accoglienza della gente era sempre festosa. I comitati dei festeggiamenti provvedevano al pranzo dei musicanti e ai fiaschi e bottiglioni di vino. Precedeva i suonatori, solitamente, il tamburino che percuoteva la pelle tesa del tamburo emettendo un suono ritmico che segnava il passo di marcia della Banda. La gente accompagnava questo personaggio con la canzone: L'è lù, l'è lù, sì sì, l'è pròpi lù!  L'è ‘l tamburo principal della Banda d'Affori, ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi”.

Al mattino la Banda sfilava per le vie del paese per invitare la gente alla festa. Nel pomeriggio, c’erano altre esibizioni, si comincia davanti alla chiesa, accogliendo con note solenni l’uscita della statua del patrono accompagnato durante tutta la processione per le vie del paese. Al termine della cerimonia religiosa, la Banda nuovamente si scioglieva, per poi riunirsi e concludere col concerto serale in piazza.

Dopo l’applauso e i fuochi d’artificio, che col rumore e lo stordimento chiudevano i festeggiamenti, e i suonatori tornavano alle loro case con qualche bicchiere in più in corpo e quindi barcollati. Ad accompagnarli a casa c’erano le mogli indispettite che immediatamente buttavano sul letto l’artista gli levavano le scarpe riservandogli qualche parolaccia che lascio al lettore immaginare.

In passato, tra i suonatori abbondavano falegnami, sarti, barbieri, e spesso anche qualche fabbro: esponenti dell’artigianato, che però, proprio per la precarietà del settore, erano costretti ad integrare i guadagni con la musica. Percepivano pochissimo nelle prestazioni musicali, ma a quel tempo arrotondavano con qualche lira in più i costi famigliari.

La Banda in qualche paese è rimasta, anche se ormai per molti rimane solo ricordo. degli anziani. Solo gli anziani, dunque, sanno anche oggi fischiettare quei melodici e ritmati motivetti rimasti nella loro memoria. Le nuove generazioni preferiscono la musica pop e rock. Ora nelle feste folcloristiche o del paese trovano spazio i diversi gruppi orchestrali. Un altro pezzo di storia dei nostri paesi che rimane nelle foto che sono appese alle pareti di alcuni Comuni o Parrocchie.

Qualche parola va spesa anche per le Fanfare che prendevano, alcune il nome del gruppo che rappresentavano (bersaglieri, alpini, carabinieri) e altre i nomi dei paesi in cui il gruppetto di suonatori aveva origine. Le Fanfare onoravano con la loro presenza compleanni, matrimoni, ricorrenze, anniversari, serate delle contrade, avvenimenti di folclore. Alcuni suonatori che provenivano dalla Banda, con i loro strumenti musicali, componevano il gruppetto. Tra gli strumenti indispensabili c’erano: clarinetto, tromba, trombone, cornetta, sassofono, contrabasso, il tamburello. Insomma, un piccolo gruppo affiatato che si prestava a rallegrare con gli strumenti a fiato e a ripercussione i matrimoni, le domeniche nelle osterie. Non mancavano mai i fiaschi e bottiglioni di vino, necessari (come dicevano i suonatori) per “bagnarsi la gola”. La misura delle bevute di mosto era spesso senza misura…
Facciamo un applauso alla Banda e Fanfara del nostro paese. Un lungo batter di mani di gratitudine per tutti i suonatori di clarini, grancasse, piatti, tamburi, trombe e tromboni che in giacchetta rossa o nera rigata d’oro, portavano in paese momenti di festa, di gioia. Ringraziamo ragazzi, ragazze, uomini, donne, più o meno bravi che suonavano uno strumento musicale con passione. A questi umili artisti un vero riconoscimento per aver rallegrato e alleggerito la vita della gente d’allora, almeno per un giorno.