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dio

È la mente umana che fa “morire” Dio e un motivo c’è: sentirsi lei stessa onnipotente, onnisciente. L’uomo fa morire Dio per sostituirlo. Ciò che afferma Thomas Carlyle è interessante: “Se Cristo tornasse oggi tra noi, la gente non lo metterebbe più in croce. Lo inviterebbe a cena, lo ascolterebbe e gli riderebbe dietro le spalle”. Oggi quindi sarebbe ancor peggio: la gente lo lascerebbe parlare per poi deriderlo perché è “esagerato” nel dare all’uomo i suoi valori. Questo è il rischio che stiamo correndo nel grigiore dei nostri giorni. Sappiamo che il Signore è vicino, ci parla, ci ascolta, noi però siamo ciechi e sordi, annulliamo questa presenza. Perché l’uomo ha bisogno di Dio? A questa domanda ci può essere una triplice risposta, la prima filosofica, la seconda molto più concreta, la terza vera.

La prima risposta. Chi è propenso a disquisizioni filosofiche, più o meno sottili, pensa che “l’uomo cerchi Dio per colmare la sua incomprensione dell’infinito”. Ci sono momenti in cui naturalmente siamo confrontati con la nostra limitatezza spazio-temporale: di fronte a un cielo stellato non è possibile non annegare nell’immensità di ciò che ci circonda. Sui banchi di scuola la poetica dell’infinito ci ha accompagnato nei nostri studi, da Leopardi a Ungaretti. Tutto ciò è molto sensato, ma non spiega il bisogno di Dio.

La seconda risposta. “L’’uomo non cercherebbe Dio se non ci fossero la morte e il dolore”, in altri termini, non ci sarebbe la religione se non ci fossero sofferenza e paura della fine. Ovviamente, se l’uomo fosse immortale non avrebbe bisogno di cercare qualcuno sopra di sé; anche nella lotta contro il dolore fisico e psichico probabilmente preferirebbe rivolgersi a qualcosa di più immediato e umano (come la medicina) e solo in casi estremi giungerebbe a ricercare un essere superiore. Senza la morte, probabilmente l’uomo si sentirebbe Dio.

Nelle società occidentali questo accade già: l’illusione di una felicità perenne, spesso rende molti giovani e adulti insensibili ai problemi religiosi; spesso solo i vecchi riempiono le chiese e, come tutti sanno, non è raro il caso di persone che si avvicinano alla fede in tarda età, quando lo spettro della fine incomincia a riempire i loro giorni e le loro notti. Ho sempre ritenuto queste conversioni un po’ patetiche: la paura non è fede.

La terza risposta.  “L’uomo cerca Dio, lo vuole vicino per capire il senso del suo vivere”.  Cioè, vuole comprendere le motivazioni profonde che reggono e danno valore all’esistenza, la gioia da conseguire, la fame d’amore che porta in sé, la voglia d’eternità che porta appresso. Il Dio che l’uomo vuole vicino non è né uno scienziato che gli spiega l’universo né un filosofo o uno psicologo che gli fa elaborare il dolore e la morte. È un Dio vivo che cammina insieme con lui e con lui costruisce la sua piccola storia fatta d’incontri, di scelte, di speranza nella vita che va oltre la vita.

Per accorgerci che Dio è con noi e invitarlo a restare perché si fa sera, occorre cercarlo sempre. Forse è questa la grande “follia”, per usare un termine pascaliano. Il cercare, infatti, è faticoso, esige pazienza, impegno, dedizione. L’uomo però è distratto, purtroppo non ha tempo di arrampicarsi sul sicomoro come Zaccheo per vedere il Signore che passa. Preferisce aggrapparsi agli interrogativi dei saccenti di questo mondo, che scagliano dubbi e incertezze sul fatto che Dio sia con noi. Rompe questo indugio umano il poeta Tagore: “Non finirò mai di cercarti sino al mattino in cui rinascerò. Entrerò in una nuova vita, una nuova visione apparirà al mio sguardo, nuovo diventerò a quella nuova luce, mi legherò a Te in una nuova unione. Non finirò mai di cercarti”.

Mi affascina l’idea di un Dio che cammina al mio fianco e che mi suggerisce di non affannarmi, non preoccuparmi e stressarmi eccessivamente per il cibo e il vestito. Gli do fiducia, disponibilità, abbandono, mentre gli dico: “Resta con me Signore perché si fa sera”. Allora anche se le ombre del dolore e della morte scendessero sono più sicuro, non ho più paura e dico con il salmista: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu Signore sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.