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IL NATALE VERO

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NATALE

No, non diamo un calcio al Natale. Questi calciatori del niente fanno un autogol.

Un giovane della mia Comunità mi fece alcune domande su questa festa ormai vicina. Mi concessi un momento con me stesso prima di rispondere per non incorrere il rischio di esprimere idee, intenzioni e basta. Desideravo affidare alle mie parole alcuni desideri e valori. Ecco le domande. 

Come passerai il Natale?

Il mio è sempre stato un Natale particolare, fin da piccolo. In quel giorno attendevo con gioia Qualcuno. Non tanto per aprirgli l’uscio di casa, ma quello del cuore. Lo stesso presepe che il papà preparava con le statuette, sistemate qua e là, su un tavolo coperto di muschio e circondato da rami di ginepro, preannunciava qualcosa di grande che stava accadendo. Con questo sentimento d’allora mi avvicino al Natale del 2018. Aspetto un incontro che mi dia una carica interiore per andare avanti, una trasfusione di speranza per non cedere alla paura e tristezza. Almeno per qualche minuto festeggerò il Natale in un posto speciale: dentro di me. In questo spazio interiore dove mi è dato di capire il mistero della vita. 

Dove e con chi sarai in quel giorno?  

Mi troverò con i miei inseparabili amici delle Comunità. Sono giovani, ragazze che ho incontrato sconvolti dalla droga e dall’alcol, con la malattia del vivere nell’anima. E’ un appuntamento importante per me prete. Stare con loro è rinnovare in me la certezza evangelica di incontrare il Signore e ricevere la ricompensa peri quel “solo bicchiere d’acqua dato a uno di loro”. Il Signore è dove c’è l’amore o meglio si rivela in ogni povertà che domanda amore: l’affamato, l’ignudo, il senza tetto, lo sballato.  Basta riconoscerlo.   

Quali saranno i tuoi pensieri?

Quest’anno, desidero meditare sulle parole del vangelo: “Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”. La storia del rifiuto di Dio continua nel mondo. Oggi, come allora, sulle strade nascoste ed invisibili, silenzioso nella notte, il Signore viene ugualmente. Gli uomini lo rifiutano: ancora una volta non c’è posto per lui!  Celebrano il Natale di cose, di regali e divertimenti, escludendo la sua presenza come ingombrante, inutile. La mia preghiera, a Natale, è breve, ma insistente: “Vieni Signore Gesù, senza di te, siamo solo capaci di fare il male”. Il male è violenza, egoismo, disprezzo della vita.  

Quale augurio ti fai? 

Vorrei che gli uomini fossero con un’ala soltanto e, abbracciati, volassero insieme. Non giudicatemi un illuso, non si tratta di un’utopia, ma di un sogno che può realizzarsi. La notte della nascita di Cristo un grido ha rotto il silenzio: “Pace in terra agli uomini che egli ama”.  Gli uomini possono comunicare, capirsi e volersi bene, se si lasciano amare da Dio. Sì, “a quelli che lo accolgono dà la possibilità di diventare figli e fratelli”.  

Hai un desiderio da presentare a Gesù che nasce? 

Desidero quindi che tutti insieme facciamo nostre le parole di padre David Maria Turoldo: “Padre non sappiamo più ascoltare; Padre nessuno più ascolta nessuno; nessuno sa fare silenzio! Abbiamo perso il senso della contemplazione, perciò siamo così soli e vuoti, così rumorosi e insensati; e inevitabilmente idolatri! Anche quando l’angoscia ci assale donaci, o Padre, di non dubitare; o anche di dubitare, ma insieme di sempre più credere; di credere alla tua fedeltà e al tuo amore…”. 

Dopo queste risposte quel giovane che mi fece queste domande mi fissò attentamente e affermò: “ Il tuo è un Natale diverso, vero: come mai la gente non lo conosce?”. A questa ultima domanda non gli risposi… Lascio a lettore una ricerca intelligente e saggia. 

Don Chino Pezzoli