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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : Il materassaio

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materassaio

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

Un materasso è un grande cuscino, normalmente posto su di una rete ancorata ad un letto, su cui dormire o riposare. Il termine materasso deriva dall’arabo e significa “gettare” e “posarsi su”. Durante le Crociate gli europei adottarono il metodo arabo di dormire su di un cuscino poggiato direttamente sul terreno.
Storicamente il materasso è stato imbottito di paglia, da cui il termine alternativo pagliericcio, di crine, di lana di pecora o altri materiali morbidi. I materassi moderni sono di vari tipi e possono essere costituiti da molle ricoperte di strati più o meno spessi di lana o altri materiali morbidi, oppure composti interamente di lattice di gomma.
Prima che la tecnologia e l’innovazione prendessero il sopravvento … il materasso e la manutenzione dello stesso erano appannaggio di una categoria di artigiani che con il tempo è andata a scomparire: i Materassai. Di seguito vediamo, come questi sapienti artigiani, operavano durante le varie fasi di lavorazione.
Il materassaio inizia al primo step con la riempitura di ciò che va a mettere nel grande cuscino: è la fase più difficile. Se si tratta di lana, l’artigiano esegue la cardatura e il recupero di 12/13 kg di lana, la cui varietà, poi “apre la bocca”, ovvero si strappa una parte della fodera per iniziare l’insaccamento della lana stessa, partendo generalmente da un angolo. Con pazienza, e costanti movimenti ripetitivi, si riempie la prima metà per poi ripetere lo stesso lavoro dall’angolo apposto rispetto a quello precedentemente utilizzato.
La riempitura è una fase delicata e, soprattutto, molto personalizzata in quanto varia dall’età e dal peso della persona che, a lavori terminati, usufruirà quotidianamente del materasso. La facilità con cui si possono commettere errori, inoltre, è abbastanza elevata. Una gobba o uno spazio vuoto, infatti, possono compromettere la buona riuscita del materasso. Completata questa fase, ricucita la “bocca”, si passa alla trapuntatura che, ancora oggi ( per i pochi che ancora sono rimasti) , viene realizzata con l’uso di aghi lunghi circa 30 cm.
Un materassaio al lavoro. Il filo, in un primo momento, viene fissato con un nodo scorsoio in 7 punti sulla lunghezza del materasso, in 2 punti sulla larghezza ed infine in 6 punti centrali. Successivamente, il bordo, dopo essere stato reso omogeneo tramite la punzonatura, viene ridefinito con una cucitura a vista detta francatura. Si fissava e si abbelliva con un fiocchetto di cotone tutti i nodi della trapunta, e voilà … il prodotto finale era pronto per l’uso. 
Anche questo mestiere appartiene ai ricordi del passato quando il materassaio entrava nelle corti delle cascine con la sua piccola cardatrice, una sacca dove conteneva gli attrezzi e rinnovare i materassi vecchi, li riparava quelli confezionava di nuovi. Le donne lo aiutavano a svuotare l’involucro di lana  da ripassare nella cardatrice un piccolo strumento artigianale conservato da alcuni antiquari.