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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : Lo stagnino

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magnano

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

Il magnano

Attualmente viviamo in una società in cui rapidità e velocità la fanno da padrona, dove regna la filosofia dell’usa e getta, dove ciò che è usurato non viene riparato ma prontamente sostituito. Un tempo non era così, si cercava di ridurre al minimo gli sprechi e risparmiare fino all’ultimo centesimo, infatti ciò che era rotto andava necessariamente aggiusto. Proprio per questo esistevano tante figure apposite capaci di donar nuova vita agli oggetti deteriorati. Tra queste ricordiamo il mestiere dello stagnino o magnano, ma chi era costui?

Probabilmente i nostri nonni ricorderanno bene l’inconfondibile richiamo – “’O stagnino, ‘o stagnino!”- di questo particolare artigiano che si aggirava con il suo inseparabile carretto tra le vie e le strade dei paesi e delle piccole città, pronto ad assolvere ai bisogni delle famiglie.

Il compito dello stagnino era quello di riparare utensili, pentole ed altri oggetti di rame che, con il passar del tempo, s’erano ossidati, ovvero quelli che riportavano, in superficie, una patina colorata chiamata “verderame”. L’abile artigiano per eliminarla utilizzava lo stagno, il quale, essendo un elemento neutro, non rilasciava sostanze nocive ne alterava i sapori degli alimenti.

L’attrezzatura dello stagnino era sempre la stessa: una forgia, alcune pinze di diversa dimensione per afferrare le ciotole contenenti lo stagno fuso o per manipolare i pezzi arroventati sul fuoco, delle cesoie, alcuni punteruoli, martello, tenaglie, forbici e incudine.

Per effettuare una corretta stagnatura, l’artigiano doveva seguire un procedimento lungo e minuzioso che, inevitabilmente, richiedeva molta pazienza ed attenzione. Gli oggetti solitamente erano consegnati dalle donne in mattinata e riconsegnati alle stesse dall’abile saldatore in serata.

Lo stagnino, nei tempi in cui l’acqua potabile non era ancora arrivata nelle case, era impegnato nella realizzazione delle grondaie che portavano l’acqua piovana alle cisterne. Invece coloro i quali non erano itineranti ma possedevano una bottega, erano soliti, oltre che riparare oggetti d’uso domestico, creare strumenti utili in casa, come caffettiere, imbuti, secchi e contenitori vari.

A causa del progresso tecnologico, questo mestiere è scomparso lentamente, sostituito da macchinari sempre più rapidi per la riparazione o addirittura da nuovi, nuovissimi oggetti pronti per essere usati e buttati al minimo segno di cedimento.