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Il buonismo rischioso

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BUONISMO

Il buonismo rischioso 

Ragazzi e ragazze vi devo intrattenere anche sul buonismo. Sappiate che la dedizione al prossimo è un'ottima virtù, ma in molti casi è un espediente che il buonista adopera per nasconde il suo egoismo. Nessuno di noi trova difficile amare un prossimo che considera inferiore. Forse a qualcuno questa affermazione suonerà maliziosa o antipatica, ma è vera. Non ci hanno forse insegnato che l’altruismo è una di quelle virtù meravigliose che occorre coltivare sempre e quanto sia bello aiutare gli altri senza secondi fini? E ancora, i credenti non hanno forse ascoltato la parola di Gesù, che consiglia di non far sapere alla mano sinistra quello che fa la destra? 

I trombettieri del bene 

I trombettieri del bene ci sono, ovunque!  Spesso ci chiediamo se sia possibile l’altruismo tenendo lontano il personaggio dal palcoscenico? Qualche dubbio in noi permane, nonostante ci sia stato suggerito di fare il bene senza vantarci o ritenerci meritevoli. La smania di far sapere agli altri il bene che facciamo sembra che non conosca freno, limite. Persino le lapidi marmoree ricordano i nomi dei benefattori. A chi?  Voi giovani siete meno esibizionisti di noi adulti: non imitateci però! 

Violenza morale 

Il grande psicoanalista Erich Fromm coglie, in chi ostenta il bene fatto o da fare, una violenza morale su di sé. Ecco cosa scrive in proposito: “Un principio che proclami l’amore per il prossimo, ma che stigmatizzi come tabù l’amore per se stessi, mi bandisce dal genere umano. L’esperienza, infatti, più profonda di cui è capace un uomo è proprio l’esperienza di se stesso in quanto essere umano”.  Osho, il famoso pensatore indiano, sottolinea: “La cosa fondamentale è amare se stessi in modo totale. In questo modo l’amore traboccherà da te e raggiungerà gli altri”. Sostiene un antico detto che “nessuno dà ciò che non ha”. In altri termini, anche l’amore che riserviamo agli altri deve avere una sorgente in noi. Chi ama si ama. Sembra un gioco di parole, ma non lo è… 

Il trucco del possesso 

L’altruismo diventa spesso un modo di possesso dell’altro. Il buonista dice: “Mi interesso di te, ti voglio bene”. Non dirà mai: “Ho bisogno di te”. Si presenta conciliante, adulatore, cela emozioni e intenzioni ben diverse da quelle che esterna. Nietzsche è molto esplicito al riguardo, per lui l’altruismo è sovente un modo per “impadronirsi” della personalità dell’altro. Con il suo stile provocatorio, ma puntuale, afferma: “Nel nostro amore per il prossimo non vi è forse celato un impulso verso la proprietà? Ecco che quando vediamo soffrire qualcuno, sfruttiamo (inconsciamente) l’occasione che ci si offre di prendere possesso di lui”. Del resto, non è escluso che le manifestazioni di altruismo coprano in realtà anche un calcolo strategico.

Il gioco della compassione

Se l’altruismo scaturisse dalla compassione dell’altro? Un sentimento di compassione nel rapporto nasconde spesso un senso di superiorità e di umiliazione. Lo psichiatra e filosofo Karl Jaspers, afferma: “La compassione è degradante per colui che ne è l’oggetto. Risveglia nel compassionante un senso di superiorità perché questi, confrontando la sua situazione con quella dell'altro, considererà che essa è migliore, e perché nell’atto in cui porge soccorso, sentirà la sua potenza”. La commiserazione che proviamo verso chi è debole e soffre deve essere pura, aliena da forme mentali di orgoglio, di superiorità.