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L'altruismo c'è

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ALTRUISMO

L’altruismo c’è 

L’altruismo è l’opposto dell’egoismo. L’altruista fa qualcosa per gli altri senza avere aspettative di ricompensa. Facciamoci alcune domande su questa qualità morale. Cosa induce le persone a impegnarsi, a volte anche economicamente e fisicamente, per aiutare altre persone? Che cosa spinge la gente a donare il proprio tempo, le energie e il denaro per migliorare le condizioni degli altri, anche quando sa di non poter ricevere nulla di tangibile in cambio? Il sentimento altruistico comporta interesse, preoccupazione e dedizione agli altri senza alcun calcolo. Si tratta di dare tempo, ascolto, sostegno semplicemente per il desiderio di aiutare. Non ci deve essere alcun obbligo, dovere o motivo religioso. Non aiutiamo gli altri per sentirci buoni, credenti, filantropi, ma solo perché un mondo solidale è vivibile. Una civiltà individualista non fa crescere nessuno. La fiammella dell’altruismo, cari giovani, rimanga sempre accesa per dissipare le tenebre dell’egoismo, della violenza, delle divisioni e vivere più sicuri e meglio.

Altruismo e quotidianità

La vita quotidiana è piena di piccoli atti altruistici: il ragazzo al supermercato che tiene gentilmente la porta aperta a qualcuno carico di borse; la ragazza che cede il posto ai più anziani; le persone che danno attenzione e sostegno ai poveri e senzatetto. Le notizie dei giornali o dei telegiornali spesso si concentrano sui casi eclatanti: l’uomo che si tuffa in un fiume ghiacciato per salvare uno sconosciuto dall’annegamento, il personaggio misterioso che dona centinaia di migliaia di euro a un ente di beneficenza. I piccoli gesti di altruismo passano inosservati, anche se sono molti e utili nella convivenza.  Tutti conosciamo il significato dell’altruismo, ma gli psicologi vogliono saperne di più e hanno cercato di capire per che motivo esso si verifica. Cosa ispira questi atti di generosità? Che cosa motiva le persone a rischiare la propria vita per salvare un perfetto sconosciuto? L’altruismo è un aspetto di ciò che gli psicologi chiamano “comportamento pro-sociale”. Questa espressione si riferisce a qualsiasi azione che avvantaggi altre persone, senza che l’esecutore dell’azione abbia alcun beneficio nel metterla in atto.

Perché si è altruisti?

La psicologia suggerisce diverse spiegazioni sul perché esista l’altruismo. Prima di tutto per motivi genetici: siamo più altruisti nei confronti dei nostri consanguinei, poiché condividiamo gli stessi geni, i rapporti stretti e sviluppiamo verso di loro affetto. Ne consegue che siamo più propensi all’altruismo nei confronti di parenti piuttosto che di altre persone. Vengono poi i motivi neurologici: l’altruismo attiva i centri della ricompensa nel cervello. I neurobiologi hanno scoperto che quando si è impegnati in un atto altruistico, i centri del piacere del cervello diventano attivi. Ci sono poi motivi cognitivi. L’altruismo si aziona senza necessità che il donatore si aspetti alcuna ricompensa. Si tratta di una spinta interiore naturale, che vuole il bene dell’altro, colto come prolungamento del proprio sé. A volte dietro un atto di altruismo si nasconde un insieme di incentivi cognitivi che non sono ancora del tutto evidenti. Ad esempio, potremmo aiutare gli altri ad alleviare le loro sofferenze, perché essere gentili con gli altri promuove la visione che abbiamo di noi stessi. Se siamo altruisti ci sentiamo bene, siamo contenti. Siamo esseri socievoli? Pare di sì.

Una spinta motivazionale

C’è una parte emotiva di noi stessi che ci coinvolge e spinge verso gli altri, specie nei momenti in cui ci troviamo in difficoltà. C’è in noi un “sentire emotivo” che ci muove verso gli altri e che non si avvale inizialmente di motivazioni coscienti. Sta in questa spinta emotiva, istintiva, il nostro essere socievoli. Certamente non basta: un atteggiamento altruistico deve nascere da una profonda motivazione interiore, cioè anche da un “sentire intellettivo” che ci porta moralmente ad aiutare gli altri. Si parla di coscienza, di questa “voce della ragione” che vuole il bene dell’altro. Secondo il parere di molti psicologi, le forme di altruismo puramente disinteressato sono poche. La persona, infatti, attraverso la sua azione di generosità, godrebbe dei risultati che il suo gesto ottiene. In parte è vero; del resto anche il genitore che educa il figlio gode per i risultati conseguiti. Nessuno, cari giovani, può essere esente da una certa gioia per il bene fatto. Possiamo forse negarci la gioia del bene?