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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : I bambini nel passato

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bambini

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

Bambini e bambine

Quanti bambini e bambine nelle vecchie case, per le strade, i cortili gioiosi e con tanto coraggio! Aiutavano i genitori a guadagnar qual cosa lavorando fin da piccoli e poi appena potevano giocavano. Sapevano di essere nati poveri e avevano con la speranza di migliorare. Con abiti sdruciti e logori e gli zoccoli ai piedi, correvano per le strade contenti e sereni.

Spesso affamati si arrampicavano sugli alberi da frutta per staccare una mela, una pera, qualche ciliegia con il rischio di procurarsi qualche ceffone dal proprietario. Il fornaio del paese era la persona che più di tutte godeva della loro simpatia: lo osservavano a lungo attraverso la porta o finestra del forno in attesa di qualche pezzo di pane. Sul camino osservavano il paiolo con la polenta o minestra e sussurravano: “Quando è pronta?”.

Vestivano senza distinzione sia i bambini che le bambine, fino almeno ai quattro anni.  Indossavano un abitino a gonna lungo fino ai piedi, pratico perché permetteva ai piccoli di essere lavati e cambiati con facilità. La differenza tra i vestiti indossati dai maschi e quelli delle femmine era data dall'abbottonatura, posteriore per le bambine e anteriore per i bambini.

A partire dai quattro, cinque anni in poi gli abiti iniziavano a diversificarsi, ma non esistevano veri e propri “vestiti per bambini o bambine”, perché venivano vestiti come degli adulti in miniatura. Questa abitudine rimase in voga per tutto l'Ottocento e solo nei primi anni del Novecento iniziarono a cambiare queste abitudini. Non è raro vedere nei quadri di questo periodo bambine con abiti lunghi, gonne ampie e capelli raccolti, come le proprie madri e bambini con pantaloni, camicia, gilè e giacca come i loro padri.

 Le bambine dormivano spesso nella stanza dei genitori, mentre i bambini in una stanza accanto. Il letto di legno, spesso scricchiolante ospitava cinque, sei bambini avvolti in coperte smunte e ormai logorate dall’uso. Le stanze erano attrezzate di urinario che al mattino le mamme svuotavano nella latrina che si trovava nell’aia o cortile del caseggiato.

A sette otto anni i maschi si alzavano presto per andare nei campi, nei boschi a lavorare con i loro genitori. Le femmine con la mamma riordinavano la casa, coltivavano l’orto e attendevano all’alimentazione delle galline e conigli che assicuravano alla numerosa famiglia il sostentamento.

Solo i figli dei ricchi frequentavano le scuole private gestite da religiosi. I bambini più piccoli stavano in casa, in cortile accuditi dalle sorelle maggiori, mentre la mamma spesso si recava in campagna ad aiutare il marito.

Alla domenica piccoli e grandi andavano in chiesa per partecipare alla santa messa indossando abiti diversi (quelli della festa), puliti, rattoppati e spesso ereditati dal fratello o sorella maggiori.

Il gioco per i piccoli era concesso al pomeriggio del giorno festivo. I giochi erano sempre gli stessi.  Arrampicarsi sugli alberi, disputare partite di calcio caseggiato contro caseggiato con una palla spesso ottenuta da alcuni indumenti scartati tenuti insieme dallo spago. Altri giochi erano: il “nascondino”, “guardia e ladri”, “lippa”, “trottola”. Un gioco comune a tutti era la gara dei cento duecento metri di corsa o le staffette per squadra.

Le ragazze si divertivano con il gioco della corda che consisteva nel far passare la corda dai piedi alla testa saltellando e a palla prigioniera che prevedeva d’afferrare la palla lanciata dalle concorrenti per non essere escluse dal gioco. L’inverno il gioco preferito consisteva nello scivolare sulla neve con gli zoccoli o lo slittino costruito dai papà o dai nonni.

Un piccolo mondo antico dove i bambini e le bambine vivevano separate in casa con ruoli diversi e spazi distinti, nelle scuole elementari in classi maschili e femminili, in chiesa e in oratorio in cui vigeva una accurata separazione.

Un mondo con tante regole da osservare fin da piccoli per crescere bravi ragazzi e brave ragazze. L’onorabilità di quelle famiglie povere consisteva nel far crescere figli e figlie dedite al lavoro, rispettosi verso i genitori, i nonni, gli altri e timorati di Dio.