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La sobrietà : Il superfluo e gli altri

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SUPERFLUO

Il superfluo e gli altri 

Viviamo in un mondo caratterizzato da scarsità assoluta di risorse. Pensate, cari amici, a quanto è rara l’acqua in certe zone del nostro pianeta e al rischio a cui andiamo incontro con questo mancato controllo della temperatura globale. Eppure, continuiamo a sciupare acqua, a inquinare. Ciò vale anche per i prodotti agricoli, che spesso sono distrutti per mantenerne alto il prezzo. L’insegnamento dell’umanesimo cristiano e laico sull’uso dei beni e sulla povertà va letto e compreso in questo contesto di risorse sprecate. L’etica delle nostre famiglie, in un passato che ricordiamo con una certa nostalgia, era inserita in questo orizzonte di scarsità, quando si cercava il necessario per sé e per i propri famigliari, senza distogliere lo sguardo dai mendicanti che si affacciavano per elemosinare il pranzo e la cena. C’erano sempre per loro uno, due posti a tavola e un pezzo di pane o una fetta di polenta. Altri tempi? Forse, un’altra sensibilità e umanità che sapeva dividere il pane con l’affamato, vestire gli ignudi, alloggiare i senza tetto. 

Il miracolo economico

Negli anni Sessanta del secolo scorso, molti pensavano che i momenti della carestia fossero terminati e che si fosse approdati nell’eden dell’infinita produttività dei beni. Si iniziò quindi a guardare il mondo come a un luogo di risorse potenzialmente illimitate. La festa dell’abbondanza è stata accolta spensieratamente: ormai si poteva spendere nel cibo, nei vestiti, nell’acquisto della casa. Anche adesso la gente vuole avere sempre di più, ostenta con orgoglio il declino della sobrietà. Del resto, avere significava valere, affermarsi tra gli amici, ostentare le proprie ricchezze con spavalderia e orgoglio. Le persone sono sempre alla ricerca di ricchezza: il conto in banca, la casa lussuosa e ampia, l’auto migliore, l’abbigliamento ricercato e la frequentazione di posti rinomati. Tutti ricchi?  Ricordo un assioma scritto sui manifesti appesi ai muri in quegli anni di boom economico: “Chi ha vale, chi non ha cade”. Un detto che voleva divinizzare il potere economico. Il dio Mammona otteneva venerazione e culto. Fu subito dopo questi anni del “miracolo economico” che Erich Fromm scrisse, in senso critico, il suo bellissimo libro dal titolo “Avere o essere?”, dove afferma: “L'uomo, è come un recipiente che mentre lo si riempie, ingrandisce, così che non sarà mai pieno”. 

La fine del miracolo 

La stagione del miracolo economico è risultata un miraggio che ci ha illuso e poi deluso. Ben presto si parlò di crisi energetica, di competizioni commerciali selvagge, di un miracolo economico solo dei ricchi, di nuove povertà emergenti. E ora? Ai limiti precedenti se ne sono aggiunti altri: la perdita della sicurezza del lavoro, l’aumento impensabile delle povertà nelle nostre periferie, l’esodo inarrestabile dei profughi, lo straziante spettacolo notturno di uomini e donne che trascorrono la notte avvolti in sudice coperte o in sacchi a pelo sui marciapiedi delle nostre città. Tutti questi limiti sociali e globali, ci invitano a una condotta sobria, a valorizzare l’essere, non solo l’avere. Ci vuole, piaccia o no, una nuova etica che ci porti ad attribuire un valore intrinseco alle cose, al di sopra del calcolo utilitaristico che oggi domina ovunque. Ci vuole una condivisa morale che sappia scegliere tra il valore della vita e quello dei beni materiali. 

Le nuove generazioni 

Basta guardarvi, cari amici, come siete sempre smaniosi di avere tutto e subito. Il verbo “voglio” occupa le vostre teste e si accompagna a ripetute richieste: “comperami, dammi, regalami”. Se non vi educheremo alla sobrietà, al rispetto di ciò che avete, difficilmente capirete che nella vita tutto quello che si ha proviene dal lavoro, dalla fatica. Voi, ragazzi e ragazze, non comprenderete l’importanza della condivisione dei beni e la gioia del dare. Sappiate che il male più grave della persona è l’egoismo, che purtroppo molti legittimano. Solo chi sa ridurre i propri bisogni, accettare i limiti dell’avere, promuove il bene di tutti, il bene morale.