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LA SOBRIETA' : La morale dei limiti

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La morale dei limiti

La nostra società non comprende più la morale del “limite”, ossia che non si può avere tutto: cose, posizione sociale, potere, carriera, divertimento. Ciò dipende da diverse ragioni. Una prima di tutte, che la vita è come una sorgente, non sempre è ricca di acqua, conosce momenti di siccità. Purtroppo accade anche nella vita, prodiga e avara allo stesso tempo. Occorre quindi prepararci anche ai momenti di povertà. La formazione alla ristrettezza nei piccoli e nei grandi è venuta meno, ci sono invece lo spreco, l’attaccamento al lusso, la dipendenza all’avere. A voi ragazzi e ragazze, per esempio, tutto è dovuto, pretendete sempre di più, certi che vi sarà concesso. Le affermazioni più comuni presenti nelle nostre famiglie verso i figli sono: "Fa quello che ti senti; mangia quello che ti piace; divertiti tanto; voglio che non ti manchi niente". L’etica della sobrietà, cari giovani, vi chiede di scegliere tra beni necessari e superflui. I grandi maestri della povertà, sono i veri allenatori della partita della vita. 

Il senso del limite 

Il valore del limite fa parte della saggezza umana. Se non siamo capaci, ragazzi e ragazze, di ammettere il valore del “limite” è impossibile capire e apprezzare in particolare la sobrietà. Il limite in tutte le cose è paragonabile alla siepe leopardiana del colle che esclude l’orizzonte, ma apre gli “interminati spazi al di là da quella”. La siepe (il limite) per il poeta sembra che trattenga lo sguardo sulla vita, sul presente, ma invece lo apre a spazi infiniti. Non si parla più di limiti, di siepi, di rinunce, ciò che si ha non basta mai. Poi ci lamentiamo per le conseguenze: la distruzione dell’ambiente, gli stili di vita dei nuovi ricchi e potenti, le tragedie famigliari e le infinite infelicità troppo spesso causate da uomini e donne non più educati al dominio di sé e al controllo delle proprie passioni. Il senso del limite è stato un grande valore delle generazioni passate. Esso ha orientato il consumo e soprattutto ha generato quel risparmio che ha consentito lo sviluppo economico del secondo dopoguerra. Allora si educavano i figli al buon uso dei beni e alla ricchezza interiore, che faceva dire ai genitori: i nostri figli crescono “in età, in sapienza e grazia presso Dio e gli uomini”. Un bel pensiero. 

Astinenza benefica 

Cari giovani, forse vi sarà difficile comprendere che la virtù della sobrietà vi porta a risparmiare una parte dei beni per elargirli ai più poveri che mancano del necessario. È importante, inoltre, allenarvi a risparmiare oggi ciò che vi potrà servire domani. Il futuro è sempre incerto e la prudenza suggerisce di tutelarlo con una vita sobria. Un’astinenza benefica, dunque. La stessa teoria economica utilizza la parola "astinenza" per giustificare il risparmio. La parola “astinenza” va applicata anche nei campi del piacere, del divertimento, del potere, a quel modo di vivere disordinato senza freni. Non vive intensamente chi più ha, ma chi più è. Uno slogan da scrivere a caratteri cubitali nella nostra mente. Qui tornano utili le parole di Gesù: La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete!”. È una provocazione, necessaria per liberare la mente e il cuore dal tarlo dell’avere.