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Fermezza 3

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CORAGGIO

Fermezza

Resilienza e coraggio

 Il coraggio e la forza interiore sono elementi fondamentali per andare incontro alla vita, che di certo ha in serbo difficoltà in grado di suscitare in noi non poche paure. Gli scossoni al nostro equilibrio sono immancabili: lutti, malattie gravi, abbandoni affettivi, delusioni lavorative. Reagiamo o soccombiamo? Cari giovani, non ponetevi mai passivamente di fronte agli eventi della vita, come se tutto dovesse scorrervi addosso fatalmente. La storia di ognuno di noi è sempre in movimento, in trasformazione e sono gli eventi a rigenerarla. Sicuramente i fatti negativi ci mettono alla prova e richiedono coraggio, forza interiore ed equilibrio psichico. La profonda inquietudine e l’incertezza possono prendere il sopravvento e farci sentire come un “puzzle che va in pezzi”. La paura, il timore di non farcela, un senso di fragilità profonda possono allentare la nostra reattività. Ciò è comprensibile e richiede, a volte, saper attendere per riprendere coraggio, affidandoci anche alla memoria, che conserva soluzioni già adottate in passato.

L’impatto con la sofferenza

Ragazzi e ragazze, sappiate che sotto l’effetto della sofferenza la vita si chiude a ogni stimolo, diventa come una stanza occupata e claustrofobica, come una palude che ci ingloba sommergendo e rallentando tutto. L'urlo della sofferenza ha il sapore della pietra dura e, a volte, dà l’impressione di un volo nel vuoto. Ci si sente come braccati, prede di un destino avverso o condannati da un torturatore che ha preso di mira proprio noi e agisce da chissà quale luogo e chissà per quale motivo. La nostra "arma" consiste nella vigile attenzione verso qualsiasi segno di infelicità, irritazione, impazienza e nervosismo, tracce che annunciano l’imminente disagio. Solo se guardiamo il cielo ci accorgiamo dell'arrivo di un temporale e lo scroscio di una pioggia improvvisa non ci anticipa. Così la sofferenza senza essere avvistata da un’attenta vigilanza, irrompe insieme a inattese sorprese. Spesso osservo gli alberi di magnolia dalla finestra del mio ufficio. In aprile gettano i primi fiori. Con il primo caldo diventano bellissimi, si esprimono vivi e puri in mezzo all’erba. Questa fioritura è preparata in inverno, cioè è già presente. Questi tronchi e rami hanno dentro quei fiori che, velocemente, il tempo farà germogliare nella dolce brezza della primavera. È solo una questione di tempo. Questa è la resilienza o resistenza, cari giovani, che mi ha insegnato la vita: l’inverno del dolore, ci parla sempre della primavera della gioia. È soltanto questione di tempo.

Lo scultore e lo scalpello

Immaginiamo la nostra vita come se fosse un masso di marmo, da affidare allo scalpello dello scultore affinché possa ricavare un capolavoro. Sappiamo che l’artista tormenterà questo blocco, lo modellerà attraverso un susseguirsi di colpi. Sono solito paragonare la sofferenza allo scalpello nelle mani dell’artista. Ho chiesto a un amico scultore di descrivermi cosa prova mentre lavora il marmo. "Ho l'impressione che la materia, pur essendo così dura e resistente, si adatti sotto la mia azione. Riesco così a forgiarla e a dare vita alle forme che voglio. Dalla prima forma grezza del blocco, lentamente la figura si manifesta con più nitidezza, emerge come un’apparizione che proviene da un mondo indefinito e sommerso. L'informe e indifferenziata massa si plasma e mi sento come un creatore”. Lo scultore rappresenta per il masso informe la sofferenza. Se il masso di marmo potesse dire all’artista “fermati, sto soffrendo, il tuo scalpello mi fa male”, lo farebbe. Lo scultore gli risponderebbe che è una sofferenza necessaria per diventare un capolavoro.