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LA FERMEZZA

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La fortezza interiore

La fermezza, o fortezza interiore, è una qualità morale che assicura la costanza nelle difficoltà. Questo vocabolo che indica risolutezza nell’agire, a molti sembra vecchio. Chiedere, a voi ragazzi e ragazze, decisione, intraprendenza nel pensare e agire è necessario, in questi momenti difficili di ansia, paura e angoscia. Mi chiedo spesso: è così difficile compiere il bene? Le scelte e le azioni impegnative costano fatica, si scontrano con la nostra mente pigra e timorosa. Difficilmente lasciamo il sicuro per l’insicuro. La paura poi non si controlla, specie nei momenti in cui è in gioco la nostra incolumità. La fermezza interiore ci aiuta a non restare fermi e ripetitivi nelle nostre azioni, insignificanti. Solo coloro che partecipano al gioco del bene sono come “lampade sopra il moggio” che illuminano sé e gli altri. Non esistono per questi atleti della vita la noia, gli stati di angoscia e di disgusto: sognano e poi si impegnano per un mondo nuovo. 

La vulnerabilità

Forti, ma fragili? Pare di sì. La consapevolezza della nostra vulnerabilità o fragilità, mette in atto le risorse interiori. Se siamo coscienti della nostra debolezza, ci chiediamo come prepararci a sostenere il bene e a non lasciarci ingoiare dal male. Non è facile, poiché le emozioni e le compulsioni, le apprensioni e le ansie, spesso ci bloccano. Di fronte alle difficoltà improvvise perdiamo il controllo. So benissimo, cari giovani, che la vostra è l’età dei sogni, delle azioni dettate dal narcisismo e della voglia di far colpo sugli altri. Vi chiedo però di vigilare sulla fragilità, se non volete commettere errori gravi o addirittura irreparabili. So che manca questo stato di allerta, sia a voi sia a noi. Deve esserci per non trovarci spiazzati di fronte ai “tiri di rigore” della vita. Gesù stesso, con una domanda, mette a nudo la fragilità dei farisei, che si ritenevano giusti e condannavano l’adultera: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Un duro interrogativo, fa sapere l’evangelista, che ebbe come risposta un immediato esame di coscienza da parte degli accusatori che desistettero nel loro intento. L’atteggiamento dei farisei è come il nostro: siamo attenti e vigilanti sulla fragilità altrui e ignoriamo la nostra.

La fiducia

In questa condizione umana di vulnerabilità, dobbiamo anzitutto fidarci di Dio, che non ci lascia mai e ci rafforza. Io son solito, di fronte alle prove della vita, attivare il mio “telefonino mentale” per comunicare con Dio. Mi risponde? Non ho dubbi, anche se qualche volta mi fa attendere… Mentre sono in attesa, non rimango passivo, cerco in me stesso le possibili soluzioni ai problemi e alle difficoltà. Mi lamento anche perché mi sento solo, a volte sfiduciato, ma poi Lui arriva in soccorso. Allora mi abbandono, mi metto nelle sue mani. Beati noi, quando avremo imparato davvero a fidarci di lui. Gesù ci dice: "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? […] E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita”. Non dobbiamo preoccuparci della vita, lui è con noi e noi siamo in lui e con lui. Conoscendo la nostra fragilità, ci invita a rimanere in lui, come il tralcio nella vite, per portare frutti.

La pazienza

I forti interiormente sono pazienti, esprimono la loro forza non nell'attaccare, bensì nel resistere. Penso alla capacità di lottare nelle prove della vita: un genitore minacciato dal figlio, una donna abbandonata dal suo uomo o viceversa, un lutto improvviso per la morte di una persona cara, l’abbandono delle forze fisiche. Aristotele, scrive: "È principalmente nel resistere alla tristezza che alcuni sono detti forti". La resistenza quindi alla tristezza, al tedio, alla passività. La quotidianità, infatti, ci pone davanti alla scelta della nostra e dell’altrui felicità, anche quando viviamo momenti difficili e siamo delusi e amareggiati da tutti e tutto. La fortezza è necessaria per toglierci dall’anima la patina della tristezza, dello scoraggiamento. Occorre soprattutto in una società molle, flaccida, confusa, in cui ci si spaventa di fronte alle consuete difficoltà: lo studio, il lavoro, la vita coniugale, i rapporti sociali spesso conflittuali. Gesù riassume questa resistenza dell’anima in queste parole: “Il regno dei cieli soffre la violenza e i violenti se ne impadroniscono”. In altre parole, lo scontro con la vita è difficile, occorre determinazione. (dal libro Tracce di Moralità di don Chino Pezzoli)