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ONESTA' - Non rubare

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RUBARE1

Roberto Benigni commentando il settimo comandamento "Non rubare", fa sapere che è un comandamento per noi italiani. “E' un comandamento ad personam, afferma il comico, pare che Dio l'abbia scritto direttamente in italiano, Sembra che con questo, Dio ci ha riservato un trattamento di favore, e a Mosè; che gli chiedeva perché l'ha scritto in italiano ha risposto 'so io Mosè perché, lo capirai tra tanto tempo'". Benigni ha aggiunto un’altra pungente battuta: "Sembra proprio che Dio si rivolga a noi nella nostra lingua, e così come ci ha donato le Alpi, il mare, ci ha dato un comandamento tutto per noi”. E qui il comico toscano ha ricordato alcune vicende del nostro Paese.  E poi ha aggiunto: “Quando qui inItalia i ladri li prendono si vergognano perché si sono fatti beccare e non perché hanno rubato e poi c'è sempre una giustificazione. Ci sono grandi uomini d'affari, grandi manager che sono lì a studiare dalla mattina alla sera come rubare”. Un commento quello di Benigni davvero azzeccato. I ladri eccellenti nel nostro paese si dicono sempre “tranquilli” di fronte alla legge. Un motivo c’è, trovano quasi sempre il modo di cavarsela…

I ladri eccellenti 

Chi sono i ladri eccellenti? Sono tutti quelli che hanno in atto il riciclaggio e la frode fiscale ai danni dello Stato e quindi di noi cittadini.  Sono finanzieri infedeli,  manager senza scrupoli, con conti bancari da capogiro in Paesi off-shore,  uomini politici sospinti dalle cosche. Dalle ipotesi accusatorie, emerge un quadro davvero inquietante.  Sono molti i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare firmate dai gip, a manager, uomini politici, avvocati, imprenditori e prestanome, con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti attraverso un complesso sistema di frodi. Qualcuno suggerisce d’attendere l’esito delle indagini giudiziarie prima di “timbrare” di disonestà gli inquisiti. Sono d’accordo. Si fa presto a linciare una persona con la lama dei pregiudizi, dell’illazioni e di cattiverie a buon mercato. Colpevoli o innocenti i presunti inquisiti, mi chiedo: quale è la mentalità diffusa in un certo ambito politico, imprenditoriale o manageriale? Senz’altro disonesta! 

Le frodi intelligenti 

Ormai credo cari giovani, che ci sia una specie di distinguo tra un modo di rubare e un altro. Tutti sono d’accordo che grattare il portafoglio a un passeggero, svuotare la cassaforte di una banca, scippare la pensione a una vecchietta per strada, insomma appropriarsi di beni e soldi altrui è rubare. Non è rubare, ad esempio, produrre fatture fasulle, infilare nella giacca una bustarella per vincere un appalto, riciclare denaro sporco, pompare i preventivi e assicurare la mazzetta a chi fa da tramite nell’affare. Non è rubare non battere lo scontrino fiscale in un esercizio commerciale, commercializzare o lavorare in nero. Non è rubare timbrare il cartellino del lavoro e poi recarsi al supermercato a fare la spesa o fingere una malattia per assentarsi dal lavoro consenziente il medico di base. Non è rubare falsificare i bilanci per avvalersi di uno sgravio fiscale.

La mancata educazione 

Il motivo di questa mentalità disonesta, va cercato nella mancata educazione alla giustizia sociale. Il cittadino pensa che il suo interesse stia al primo posto: ciò che conta è fare soldi per sé e quindi il fine giustifica i mezzi. O meglio tutti i mezzi sono leciti per raggiungere il fine. Non mi è mai capitato che un credente confessasse a me prete il peccato di aver derubato il fisco.  E se m’azzardai a fare qualche velata domanda, la risposta fu lapidaria: “Sa, gli affari sono affari!” La morale sociale, soprattutto negli affari, come stanno adesso le cose, è destinata alla ghigliottina, ne sono certo. E allora andiamo avanti ad avvisi di garanzia, a carcerazioni preventive, a processi interminabili? Non si può proprio cambiare niente? Mi sembra che qualcosa si possa fare. Chiederci, al termine della giornata se siamo stati onesti. E poi impegnarci al rifacimento morale. (Dal libro di don Chino Pezzoli  “Tracce di moralità”.