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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Ingmar Bergman

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Il regista del dubbio

Regista teatrale e cinematografico, Bergman è nato a Uppsala, in Svezia, nel 1918.  Muore a  Fårö, 30 luglio 2007.  E’ stato un regista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e produttore cinematografico svedese. È considerato una delle personalità più eminenti della storia della cinematografia mondiale.  L'educazione repressiva del padre, un pastore luterano, e la presenza autoritaria della nonna materna provocarono in lui un senso di ribellione alle regole che lo portò a lasciare la famiglia e a entrare nel mondo dello spettacolo. Dall'ambiente del teatro, che non avrebbe mai abbandonato, si avvicinò al cinema, prima come scrittore di dialoghi di film, poi come regista.

Nei suoi film  ritorna spesso il pensiero della morte sotto forma di incubo che si confonde con la realtà: il piccolo Alexander desidera la morte del patrigno che odia e, nello stesso istante in cui se la immagina, l'uomo muore bruciato. Nel film c'è un'immagine considerata simbolo del cinema di Bergman: quella in cui il giovane protagonista guarda incantato il gioco di luci del suo teatro di marionette; per Alexander quel teatrino rappresenta il rifugio e la fuga dal mondo degli adulti che non lo capiscono.

Bergman aveva già trattato il tema della morte  in diversi film, tra cui Il settimo sigillo del 1956 e Il posto delle fragole del 1957. Nel primo, ambientato nel Medioevo, la Morte si materializza assumendo le sembianze di un misterioso monaco. Durante una partita a scacchi con il cavaliere Antonius Block, la Morte ricorda al suo avversario quanto sia importante vivere con amore per non trovarsi soli e amareggiati quando ormai è troppo tardi. Ne Il posto delle fragole il regista racconta la vicenda di un vecchio professore di medicina che, in viaggio per andare a ritirare un premio alla carriera, fa un bilancio della sua vita, rendendosi conto di come, per inseguire il successo, sia diventato una persona arida e sola. Addormentatosi, sogna il proprio funerale, durante il quale si ritrova dimenticato da tutti per colpa della sua indifferenza verso l'amore e i sentimenti degli altri.

Nei film di Bergman, a consolare dai più angoscianti pensieri vi è sempre una donna, simbolo della figura materna. Così in Fanny e Alexander è la mamma a liberare e consolare il piccolo Alexander dalle crudeli punizioni del patrigno. Il ruolo materno è centrale anche in Sussurri e grida (1972), le cui protagoniste sono tre sorelle che hanno smesso di comunicare tra loro. Neanche la malattia di una di loro, Agnes, riesce a riunirle: Agnes, morente, riceve conforto dalla governante Anna, che la accoglie tra le braccia come una mamma fa con la propria figlia. A livello visivo questo film si differenzia nell'uso del colore dagli altri di Bergman, quasi tutti in bianco e nero. Qui i colori dominanti sono il bianco, simbolo del candore e della purezza del ricordo, e il rosso, che connota l'energia della vita che va sempre avanti.

La donna è protagonista anche delle due commedie Sorrisi di una notte d'estate (1955) e A proposito di queste signore (1964), nelle quali Bergman, seppure lontano dalle consuete ambientazioni tragiche, non rinuncia a disegnare personaggi maschili fortemente influenzati dall'universo femminile.