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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Tonino Bello

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tonino

Una vita scomoda quello di monsignor Bello, che voleva una "Chiesa del grembiule".  Don Tonino, nato ad Alessano il 18 marzo del 1935 e morto a Molfetta il 20 aprile del 1993, girò il mondo, proclamando la Parola di Dio e compiendo gesti di riconciliazione, come l'ingresso in Sarajevo ancora in guerra, dove ha profetizzato la nascita di un'Onu dei popoli capacI di  promuovere esiti di pace.

La sua attività pastorale è stata sempre caratterizzata dalle rinuncia a tutto ciò che è simbolo di potere. Ecco perché  si faceva chiamare semplicemente "don Tonino", anche se era stato consacrato vescovo. Aveva  una costante attenzione agli ultimi. Ha voluto gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi, fondato una Comunità per la cura delle tossicodipendenze. Lasciava sempre aperta la porta dell'episcopio per chiunque avesse bisogno, anche di notte. 

E davvero don Tonino Bello è stato sempre dalla parte dei poveri, dei senza-casa, degli immigrati, degli ultimi. Campione del dialogo e costruttore infaticabile di pace.  Nel 1985  è stato indicato dalla Cei come presidente nazionale di Pax Christi.

Il suo ideale era descritto dal versetto del Salmo 32, scelto come motto episcopale: "Amate i poveri”.Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza, ma amate anche la povertà. Non arricchitevi”.  Sono state le sue ultime parole, dette nella cattedrale di Molfetta il giovedì santo del 1993, come estremo saluto.

Francesco prega sulla tomba e disse di lui: "Rinunciò ai segni del potere, Il cimitero di Alessano è costante meta di pellegrinaggio. Proprio qui si è fermato papa  Francesco, che ha voluto rammentare “la salutare allergia verso i titoli e gli onori", di don Tonino e il suo coraggio di liberarsi di quel che può ricordare i segni del potere per dare spazio al potere dei segni".

Un monito per la Chiesa tutta, affinché non ceda  "alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda". E ancora "una Chiesa monda di autoreferenzialità ed estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé". Un Chiesa "contemplativa", così come la chiamava Bello.  

"Vivere la Chiesa del grembiule significa vivere la Chiesa del servizio".  Papa Francesco incontrando i fedeli  a Alessano, disse: “Questo nome che leggiamo sulla sua tomba, ci parla ancora. Racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all'apertura semplice e genuina del Vangelo. Don Tonino l'ha tanto raccomandata, lasciandola in eredità ai suoi sacerdoti. Diceva: 'Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia'".