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La dignità fonte di compassione

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La dignità dell’altro risveglia in noi la compassione. Un esperto della legge ebraica pone una domanda radicale a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”  Gesù risponde con una parabola. Gli attori di questo racconto sono un sacerdote, un levita, un samaritano. Il levita e il sacerdote sono “esperti” di religione: del primo comandamento prima di tutto, ma anche degli altri comandamenti che riguardano la convivenza tra gli uomini. Questi due personaggi, davanti all’uomo sofferente ai margini sulla strada per Gerico “passano e vanno al tempio a pregare”. Il povero dovrebbe toccare la coscienza di questi esperti di religione, invece no, vanno oltre la fanno tacere, loro hanno ad attenderli i riti nel tempio. La loro religiosità prevale sulla solidarietà. 

Un gesto importante

Il samaritano, non sa chi è quella persona ai margini della strada, non gli chiede la provenienza, la religione, si ferma, non passa accanto indifferente a una persona sofferente. Vede nell’uomo sofferente l’umanità, la dignità, non prevale nessun impegno che possa togliergli lo sguardo. Il sacerdote e il levita antepongono i loro riti, il loro Dio nel tempio, non riconoscono che quella voce del povero sulla via di Gerico è quella di Dio. I “poveri ci sono, c’interrogano, ci fermano”, ci dice con forza papa Francesco. Ma chi sono i poveri? E’ Gesù stesso a indicarceli: l’affamato, l’assetato, il disperato, l’ammalato, l’emarginato. Non solo ce li indica, ma ci avverte pure che saremo giudicati un giorno davanti a lui sull’amore riservato anche solo a uno di questi.

La domanda importante

Il dottore della legge aveva chiesto: “Chi è il mio prossimo?” Gesù dopo avergli raccontato la parabola gli chiede: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di quell’uomo?”. Non poteva il dottore non saperlo, il fatto raccontato da Gesù era chiaro, solo il samaritano si era fatto prossimo. Gli altri no, gli altri sono come tanti di noi che conservano gelosamente la propria dignità e se ne fregano di quella degli altri. Gesù pertanto si rivolge al dottore che per metterlo alla prova gli aveva chiesto chi fosse il suo prossimo. Non sono glielo indica attraverso il gesto solidale del samaritano, ma con forza e autorità gli dice: “Va e anche tu fa lo stesso…”, cerca il tuo Dio nel fratello che soffre. Solo così scopriamo la libertà e la pienezza di vita racchiuse nella compassione che vibra nel nostro cuore: fatti tu prossimo di chi è nel bisogno!

Inciampare nei poveri

“Non ti dimenticare dei poveri!”, fu questo l'invito che un amico fraterno, il cardinale francescano Claudio Hummes, fece a Jorge Mario Bergoglio al momento dell'elezione a vescovo di Roma e successore di Pietro. Papa Francesco non ha dimenticato quell'invito, ne ha fatto anzi una delle priorità del magistero della parola e della vita.  Mi sembra che valga la pena riflettere su questo richiamo, che rivela una caratteristica tutt'altro che secondaria di ogni uomo o donna che crede nella vita. Questo papa argentino ha avvicinato spesso le povertà delle favelas, è sensibile ai poveri e ci invita a “difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, a servire i deboli e non servirsi dei deboli!". E ancora: "Se la società costringe poveri a rubare va in miseria". Cari ragazzi e ragazze, sappiate che quando i poveri e i deboli sono curati, rispettati, soccorsi e aiutati, essi si rivelano una risorsa della società. Invece, quando si ignorano, si emarginano, si costringono a trasgredire per avere il necessario per vivere, si calpesta la loro dignità. C’è una emorragia verbale sulla grandezza, la dignità e i diritti di ogni persona che la semplice visione mattutina della nostra faccia allo specchio, ci dovrebbe fermare per chiederci che cosa siamo pronti a fare per i poveri?

Tratto dall’ultimo libro di Don Chino “ Tracce di moralità “.