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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Giuseppe verdi

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VERDI

Giuseppe Verdi nacque a Roncole di Busseto, vicino Parma, nel 1813. Di famiglia modesta, prese le prime lezioni da musicisti locali e compose all’età di 15 anni pezzi di musica sacra e profana. Respinto nel 1832 all’esame di ammissione al Conservatorio di Milano, studiò poi privatamente.

Iniziò a comporre le prime opere mentre era maestro di musica al comune di Busseto.  Il Nabucco (1842) – il cui coro Va’ pensiero fu assunto dai patrioti a simbolo della lotta per la libertà dall’oppressore – e I Lombardi alla prima crociata (1843) ricevettero un’accoglienza trionfale. Del 1844 è Ernani, primo importante frutto della collaborazione tra Verdi e il librettista Francesco Maria Piave.

L’esperienza e la padronanza perfetta dei mezzi tecnici produssero tre grandi capolavori: Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853), La traviata (1853), in cui Verdi, ormai ricco e affermato, non ebbe paura di affrontare temi anticonvenzionali con insuperabile talento drammatico e grande capacità di introspezione psicologica.

È il caso della Traviata, tratta dal romanzo “La signora dalle camelie” di Alexandre Dumas figlio, ambientata nel mondo borghese contemporaneo. La cortigiana Violetta, bella e mondana ma affetta dalla tisi, conosce a una festa Alfredo. I due si innamorano e vanno a vivere insieme in campagna. Il padre di Alfredo, preoccupato dallo scandalo che potrebbe sconvolgere la sua famiglia, chiede a Violetta di lasciare il figlio. Violetta si sacrifica e abbandona l’innamorato senza spiegazioni. Alfredo si crede tradito, e soltanto quando sarà richiamato sul letto di morte di Violetta, conoscerà la verità. Ma è troppo tardi e Violetta muore tra le sue braccia.

Le tre opere, sebbene colpite dalla censura e inizialmente accolte negativamente dal pubblico, raggiunsero presto grandissima popolarità; le parallele vicende politiche che avrebbero portato all’unità d’Italia (Risorgimento) aumentarono inoltre il prestigio di Verdi come musicista nazionale.

Dopo la trilogia, le opere di Verdi furono molto più distanziate tra loro, e gli argomenti scelti con ancora maggiore cura. Mentre in Germania andava affermandosi la rivoluzione teatrale di Wagner, Verdi si indirizzò verso il grand-opéra francese, un tipo di opera a sfondo storico o religioso che prediligeva scenografie sfarzose, grandi scene di massa ed elaborate coreografie di danza (opera).

Sul modello francese compose le opere “Vespri siciliani” (1855), Don Carlos (1867) – entrambe per l’Opéra di Parigi – e Aida, ambientata nell’antico Egitto, che andò in scena al Cairo nel 1871 per celebrare l’apertura del canale di Suez.

Dopo Aida Verdi diradò molto l’attività compositiva: al 1873 risale il Quartetto per archi e al 1874 la Messa da Requiem (in memoria di Manzoni), ma è solo del 1887 l’opera successiva, Otello; l’ultimo capolavoro è Falstaff (1893), opera comica venata di malinconia.

Verdi morì nel 1901 a Milano, città dove aveva fondato una casa di riposo per musicisti, nel cui oratorio è sepolto, commemorato da un epitaffio del poeta Gabriele D’Annunzio: “Pianse ed amò per tutti”.