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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Beppe Prioli " Frate Lupo "

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Beppe Prioli nasce il 12 marzo 1943 a Bonaldo di Zinella nel veronese. Entra giovane nell’Ordine francescano e decide liberamente di dedicare la sua vita ai carcerati.  Dal 1965 va nelle prigioni di tutta Italia. Metaforicamente vuole insegnare ai lupi a diventare agnelli. Fra i suoi allievi ci sono gli ergastolani, i rapinatori, gli assassini, gli autori di stragi. Una mappa delinquenziale assortita che non scoraggia questo frate che ha preso alla lettera le parole di Gesù: “Vi mando come pecore tra i lupi”.

Frate Lupo, il “maestro con il saio”, tiene una fitta corrispondenza e incontra ogni settimana decine di ergastolani, spacciatori e maniaci. Frequenta da quarant’anni le sezioni di massima sicurezza di tutte le patrie galere: ne ha visitate oltre duecento, alcune anche all’estero, incontrando qualche migliaio di detenuti, nemmeno lui sa esattamente quanti.

Frate Lupo è un caso unico nel volontariato italiano dove è coordinatore veneto degli “assistenti penitenziari”. Ora che è uscito il suo secondo libro, “Risvegliato dal lupo”, è diventato anche un fenomeno editoriale: “La sua prima opera del ‘96 (Fratello Lupo) è esaurita e la stanno ristampando. Scrive nei suoi libri gli incontri con i suoi “lupi” in carcere, sempre con tanta fede e speranza.

Il francescano Beppe Prioli, veronese, è il frate minore che insegna ai “lupi cattivi” l’arte di essere liberi. Lo incrociamo i giornalisti a Verona, dopo alcuni appostamenti, appena uscito dal carcere di Montorio e già pronto a (ri)partire per Roma, anzi per Rebibbia, a Reggio Calabria, quindi Poggioreale, poi San Vittore e infine al Due Palazzi di Padova, al San Pio X di Vicenza e alla Giudecca a Venezia. La geografia per lui è la mappa degli istituti di pena. Ecco alcune domande dei giornalisti rivolte al frate.

Trascorre più tempo fuori o dentro dalle galere?

“È dal 1965 che entro ed esco dai penitenziari di tutta Italia. Sono luoghi tremendi che annientano le persone, io cerco di dare un po’ di dignità umana a questi miei lupi”, attraverso l’ascolto, un sorriso, un abbraccio. Il contatto umano è liberatorio, fa sentire queste persone sole e povere la mia vicinanza. Non ho la pretesa di convertire i lupi, ma solo di addomesticarli.                                                                          

Lei pensa alle vittime dei suoi “lupi”?

“Ci penso sempre e neppure loro, i carnefici, le dimenticano, anzi. Volete la prova? Le nostre associazioni di volontari delle carceri, cui aderiscono anche molti ex detenuti, sono intitolate proprio alle vittime. La coscientizzazione del male serve per fare il bene”. 

Dunque redime o recupera assassini, killer, pedofili e spacciatori incalliti. Crede che tutti capiscano il suo impegno?

“Cosa c’è da capire? Vogliamo parlare di pedofili? Io non vado nelle carceri per convertire, ma ho convinto una decina di detenuti per reati di pedofilia a aderire al progetto di sostegno “a distanza” per 10 bimbi vietnamiti: con i proventi dei loro lavori carcerari, tramite un ente no profit che opera in quel Paese, li fanno studiare e li mantengono. Ho visto miracoli nascere nel cuore di quegli uomini”.

Lei è un religioso “diverso”, quanti inviti riceve per raccontarsi in pubblico o in tv?

“Per parlare di me? Macché! “Fai strada ai poveri, senza farti strada” diceva don Milani ed è il nostro motto. Non scrivere di me o di noi della Fraternità, ma dei nostri progetti, solo quelli sono importanti, non le persone che li attuano. Anche il libro che ho scritto è l’opera di un semplice servitore, il mezzo non il fine: vuole parlare e far capire questa realtà nascosta, non lo abbiamo fatto per vendere o guadagnare. Io mi offro come mediatore fra le vittime e chi ha commesso il male”.

Nella sua vita ci sono appuntamenti fissi?

“Certo, almeno una volta la settimana incontro i detenuti di Padova, Verona o Vicenza, ma vado spesso anche ad Asti, Milano e nelle carceri del sud. Ho poi gli incontri in Regione e a Roma come coordinatore del volontariato penitenziario. Collaboro con Ristretti Orizzonti, lo splendido periodico che si stampa a Padova”. 

Frate Lupo non si nega a nessuno, ma se si riesce a farlo fermare un attimo, chiedendogli se c’è qualcosa che lo spaventa, ti guarda negli occhi e scandisce: “Sì, mi fanno paura… i drammi familiari, sono un fenomeno sempre più grave e in costante aumento, è tremendo: mogli ammazzate, figli che uccidono i genitori, madri che uccidono i loro bimbi. Sono tragedie tutte italiane, è vero che nelle carceri ci sono tanti extracomunitari, ma i veri “lupi” sono i nostri fratelli; e le loro famiglie sono devastate da questi drammi, è difficile capire quanto”. In questa selva del male, solo l’amore vale.