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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Don Oreste benzi

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Don Oreste Benzi è nato il 7 settembre 1925 a San Clemente, un paesino romagnolo a poco più di 20 chilometri da Rimini, da una famiglia di operai, settimo di nove figli.  Subito dopo le elementare entrò in seminario a Rimini e venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1949. Morì a Rimini il 2 novembre del 2017 all’età di 82 anni. 

Don Oreste ha scelto di vivere tra i poveri. Una vita interamente impegnata per i bimbi disabili, per quelli abbandonati per strada, per le prostitute e i dipendenti da sostanze stupefacenti, alcoliche e gioco d’azzardo. L’ho incontrato diverse volte, era un uomo semplice, sereno, povero che viveva con i poveri. Ha lasciato una traccia d’amore in tutti quelli che l’hanno incontrato. 

Ricordo quando si recò da papa Giovanni Paolo II insieme a una giovane donna nigeriana strappata dalla prostituzione, ammalata di Aids. Il papa si commosse e la stampa e la televisione parlò di questo prete con la talare sdrucita e le scarpe consumate, che commosse profondamente l'anziano pontefice.

Quanta bontà e semplicità in questo prete che la notte percorreva la strade delle città per accogliere nelle sue case le persone sfruttate dai lenoni, dagli spacciatori! Questo prete somigliante a un curato di campagna con lo sguardo penetrante e la forza dell’amore, ha attirato a sé collaboratori, famiglie disponibili all’accoglienza dei poveri. 

“L'amore disarma: quando uno si sente amato del tutto, sempre, ovunque, a qualsiasi costo, non teme più, lascia cadere le armi e al posto dell'odio subentra l'amore, al posto della menzogna subentra la verità, al posto della morte entra la vita”.

Nel 1968 fondò l'Associazione papa Giovanni XXIII che ormai opera in tutto il mondo e che si occupa di minori e di maternità difficili, della tratta internazionale dei minori e delle prostitute, dell'educazione dei giovani, dell'accoglienza  di tossicodipendenti e detenuti. Insomma, degli "ultimi", di quelli che vivono ai margini della società e che non hanno voce.

"Io non ho fondato nulla, sono stati i poveri che spesso ci hanno rincorso e ci hanno impedito di addormentarci. Sono stati gli emarginati, le persone con problemi fisici e psichici che hanno dato vita alla Comunità papa Giovanni: io e gli altri con i quali lavoro abbiamo solo messo a disposizione le nostre vite". 

Don Oreste nel 1989, all’stazione di Rimini incontra una prostituta e decise di fare qualcosa contro l'orrore della prostituzione e lo stato di oppressione e di schiavitù che queste giovani donne subiscono.  A Rimini e in altre città, la sera le strade si popolavano di prostitute, ragazze straniere sotto lo sguardo indifferente di tutti.Don Oreste scese in strada per incontrare e liberare le ragazze costrette a vendere il loro corpo. Ascoltava le sofferenti storie di queste donne le loro violenze e costrizioni subite giorno.

Denunciò pubblicamente la tratta di queste “nuove schiave”, andando in tribunale a testimoniare come persona informata dei fatti contro 17 criminali sotto processo per il reato di induzione in schiavitù. Mise a rischio la sua vita e fu costretto a farsi proteggere dalle Forze dell’Ordine. Mi confidava che la più sicura protezione l’aveva affidata a Dio che non lo mollava mai.

Ha sottratto dalla prostituzione centinaia di donne portate via dai paesi dell'Est europeo o dai paesi africani e asiatici con promesse di lavoro, ma poi buttate sulla strada a vendere il loro corpo. Ha spaccato la catena delle dipendenze a migliaia di giovani

In quaranta anni di cammino "a fianco degli ultimi", la Comunità papa Giovanni XXIII Di don Oreste ha dato vita a 200 case-famiglia, famiglie aperte, Comunità terapeutiche, Comunità alloggio, disponibili ad accogliere i fratelli e le sorelle da rigenerare nell'amore.  

“Chi ti impedisce di amare per primo, chi ti impedisce di dire la verità, chi ti impedisce di gettarti nella vita? Chi ti impedisce, ogni volta che c'è un fratello nel bisogno di metterti in discussione per vedere se c'è un posto in casa tua? Chi ti impedisce di vivere mondi vitali nuovi, un nuovo modo di essere? Svegliati! Svegliati!”.