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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Suor Eugenia Bonetti

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Suor Eugenia Bonetti, nata a Bubbiano nel milanese nel 1939, religiosa delle missionarie della Consolata. da tanti anni coordina una rete di suore, appartenenti a 70 diverse congregazioni, che operano in più di 100 case di accoglienza per aiutare le donne, vittime di tratta e costrette alla prostituzione, a ritrovare la dignità, la libertà e a reinserirsi nel mondo del lavoro.
Un tema, soprattutto in chiave femminile, caro a suor Eugenia Bonetti, presidente dell’Associazione “Slaves No More” (in inglese vuol dire “Mai più schiave”) che da tanti anni combatte questa piaga.
Sostiene che solo in Italia quasi 70.000 donne sono vittime della tratta, sono costrette a prostituirsi, vengono sfruttate e mantenute in condizioni di schiavitù. È un traffico vergognoso e lucroso, fatto sulla pelle di ragazze spesso giovanissime. Nel mondo sarebbero almeno 2,7 milioni le vittime, di cui l’80% sono donne e minori. Esseri che vengono venduti ai fini anche di prostituzione. Un affare da circa 30 miliardi di euro l’anno. Insieme a quello delle armi e degli stupefacenti, il traffico di esseri umani è una delle fonti più lucrative in assoluto e coinvolge tutto il mondo.
Ormai si pensa che la schiavitù sia abolita da tempo. Oggi cambiano i volti, i nomi, le circostanze, ma la realtà della violenza sulla persona debole e indifesa non cambia. Papa Francesco è intervenuto su questa grave e drammatica schiavitù con parole chiare e forti: “Se si volesse attualizzare la parabola del buon Samaritano, oggi, forse inizierebbe cosi: una giovane donna si mise in viaggio dalla Nigeria verso l’Europa sperando in un futuro migliore per lei e per la famiglia. Durante l’estenuante tratto nel deserto del Sahara, la sosta forzata in Libia, la traversata del Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti e stipata all’inverosimile con decine di altri disgraziati, incappò nei trafficanti che la ingannarono, violarono e derubarono della sua identità, di dignità legalità e libertà, lasciandola mezza morta…”
Suor Eugenia è un bell’esempio di chiesa della misericordia come vuole papa Francesco. Vive alla luce del Vangelo della Misericordia che non giudica e non condanna, ma che capisce il dramma di queste donne, si china sulle loro ferite, le accoglie nelle proprie case, che sono diventate le nuove locande, si prende cura e ne paga il prezzo, proprio come il Samaritano. L’amore e la compassione non sono un sentimento vago, ma significano prendersi cura dell’altro fino a pagare di persona… “Amerai il tuo prossimo come te stesso”: ecco il nostro comandamento.
Purtroppo ci fa sapere la suora che la maggior parte di queste donne è ridotta in schiavitù per uso e consumo di milioni di clienti, europei.  Molti di questi sono cattolici. Dice anche che trova difficoltà a trovare aiuto e sostegno nell’ istituzione ecclesiali, nelle Parrocchie, che hanno un ruolo specifico nell’aiutare e informare i fedeli sulla tratta di esseri umani.
La donna è diventata solo una merce che si può comperare, consumare per poi liberarsene come un qualsiasi oggetto “usa e getta”. Troppo spesso la donna è considerata solo per la bellezza e l’aspetto esterno del suo corpo e non invece per la ricchezza dei suoi valori veri di intelligenza e di bellezza interiore per la sua capacità di accoglienza, intuizione, donazione e servizio, per la sua genialità nel trasmettere l’amore, la pace e l’armonia, nonché nel dare e far crescere la vita.  Il suo vero successo e il suo avvenire non possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti, ma deve essere fondato sulle sue capacità umane, sulla sua bellezza interiore e sul suo senso di responsabilità.