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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Helga Cosolo

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Helga Cosolo è un ufficiale medico che ha operato in zone di guerra come Kosovo, Afghanistan e Iraq.  Sostiene che essere medico   significa essere chiamati all’amore nella dimensione del servizio. La vocazione a curare ed aiutare gli altri si è rivelata in Helga già nell’infanzia.
Da studentessa ha utilizzato le vacanze per andare in missione in Bosnia, Tanzania, Brasile. Da medico chirurgo, poi, si è arruolata nelle forze armate. Ha iniziato con i Baschi azzurri, aviazione leggera esercito, e ha partecipato a tante missioni con gli elicotteri per il recupero di feriti, prestando le prime cure ai pazienti durante il trasporto.
In Afghanistan, ha svolto il proprio lavoro all’interno della missione e anche all’esterno assistendo e operando le vittime dei combattimenti, i bambini e le donne della popolazione civile. Ha prestato la sua opera andando in giro con un ecografo e facendo vedere alle donne il bambino nella pancia.
Helga come chirurgo è intervenuta anche nella zona di Herat in Afghanistan, conquistando grande fiducia tra la gente.  In questo modo la conoscenza medica, le visite diagnostiche, le cure ed i medicinali somministrati hanno rafforzato la fiducia reciproca e le relazioni umane, alimentando la cultura dell’incontro e l’attuazione di progetti di pace.
Helga afferma che è difficile mantenere il cuore aperto di fronte alla crudeltà degli eventi bellici, ma è compito proprio della donna quello di rispondere con carità materna a tutti coloro che si trovano nel bisogno.  La sofferenza, dice Helga: “accompagna tutti nella vita, e non si può reagire mettendo una corazza per diventare indifferenti, al contrario per me la sofferenza diventa partecipata e offerta”
Molte sofferenze che si cerca di curare vengono somatizzate. “Noi chirurghi viviamo intensamente l’esperienza del dolore. Soffriamo di dolori muscolari, cefalea, dolore ai piedi, artralgie, gastriti… Viviamo sulla nostra pelle tutto quello che condividiamo in maniera compassionevole con le persone che stiamo curando”.
E aggiunge: “Non si può essere due persone. Quando entro in sala operatorio entro nel mio ambiente naturale, come entrassi in un tabernacolo, come mettersi in adorazione… Prima di operare c’è il silenzio, l’isolamento in cui invoco lo Spirito Santo che con il cuore, la mente le mani, mi doni ispirazione, conoscenza, coscienza, anche laddove la normale razionalità non basta”.
Helga ha incontrato gente in punto di morte. Sostiene che è un’esperienza dolorosissima accompagnare la persona nel processo morte, si cerca di sostenerla, incoraggiarla nel passaggio nel modo più sereno possibile.
Alla domanda su quale sia stata l’esperienza più dolorosa vissuta, la dottoressa mette da parte il suo spirito ‘guerriero’ e mostra il suo lato più propriamente femminile: “Lasciare a casa mio figlio di 4 anni a mezzo per andare in missione in Iraq”, dice.