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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Chiara Castellani

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La misericordia di una missionaria laica

Chiara Castellani  nasce  a Parma il 23 novembre 1956. Aveva soltanto sette anni quando decide che un giorno, da grande, avrebbe dedicato tutto il suo impegno ai poveri popoli dei Paesi in Via di Sviluppo. Chiara trae la sua forza da una famiglia unita, che ha saputo insegnarle i valori della fede e della carità verso i meno fortunati.

E’ con queste convinzioni che si iscrive alla facoltà di medicina, con il più grande desiderio di partire missionaria appena possibile. Tramite l’Aifo, Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, l’esile dottoressa dalla forza grandiosa, accetta di gestire l’ospedale di Kimbau in Congo.

Chiara afferma che l’istruzione di un popolo è la chiave dello sviluppo. Già al suo arrivo nel Paese la circostanza si è mostrata drammatica: condizioni di povertà estreme, villaggi costituiti da capanne ed un solo ospedale, neppure attrezzato, senza luce e acqua, né tantomeno un microscopio.

Chiara opera i suoi pazienti in condizioni di disagio estremo, nessun altro medico è disponibile nel raggio di cinquemila chilometri quadrati. Sono  presenti solamente dei centri sanitari sparsi nella zona che non garantiscono una reale cura ed assistenza, gestiti da suore missionarie che tentano di fornire le prime cure come meglio possono.

Purtroppo le condizioni igieniche e la mancanza di acqua potabile diffondono epidemie spesse volte mortali: malaria, tubercolosi, filaria, la malattia del sonno, nonché la diffusione dell’AIDS  per assenza di prevenzione.

E’ proprio durante la missione in Africa che Chiara è vittima di un brutto incidente in macchina.  Le viene amputato il braccio destro. Così ricorda quel momento: “Ho vissuto in due paesi in guerra, Nicaragua e Congo, ho amputato arti maciullati da mine, poi per uno scherzo del destino (ma forse era un disegno di Dio?) è successo a me. Fa bene a un medico trovarsi almeno una volta nella vita dall’altra parte del bisturi”. Eppure questo non ha fermato la sua determinazione e adesso, nella sala operatoria dell’ospedale di Kimbau è la voce guida della mano che opera.

Dà inizio al progetto di formazione per infermiere ed ostetriche:“Io qua a Kimbau mi sento a casa, io tra gli “ultimi” , io come gli “ultimi” vivo a fondo la mia vita e la mia professione” spiega ancora Chiara, con una luce negli occhi che racchiude tutto l’amore del mondo per il suo lavoro, ma soprattutto per la sua Africa.

Attualmente è molto impegnata in progetti di educazione per istruire le donne nell’assistenza sanitaria, come infermiere ma anche come ostetriche. Ritiene, infatti, che le donne sono per natura portate all’assistenza dei più deboli, per le qualità materne ed emotive innate e che sia giusto offrire loro una formazione adeguata, affinché possano accudire i malati nel modo più giusto possibile.

Troppe morti conseguenti al parto devastano il Paese, per mancanza di strutture e di professionale medico. I neonati nascono spesso in capanne di legno, con il tetto in paglia, senza norme igieniche, con l’aiuto di anziane levatrici spesso analfabete. Una delle tante emergenze che esistono in Congo e che Chiara  intende debellare con forza ed immenso sacrificio.

A cinquant’anni mi arrogo il diritto di sognare, il diritto di essere una visionaria. Perché se non sognassi, in nome di tutti loro, un futuro diverso, di promozione umana, avrei mollato, mi sarei tirata indietro. Il coraggio di sognare è il motore della mia vita, anche oggi!”  (Chiara Castellani)