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Sederini nel burro

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BURRO1

“Io penso, come mamma, che non sia solo la mancanza di   lavoro l’unica causa che trattiene gli ultra trentenni, quarantenni tra le mura domestiche. Tutti sappiamo che l’evoluzione del figlio parte da una situazione di radicale dipendenza dal genitore, per poi raggiungere una normale autonomia. La mia impressione è che noi mamme siamo possessive e i figli non perdono l’occasione per vivere nel marsupio, con il rischio di non crescere. Vorrei una sua risposta in merito”. Mamma Luisa

I fattori che intervengono a impedire il volo di questi figli verso l’autonomia sono diversi I problemi economici ci sono e possedere un posto di lavoro e uno stipendio sicuro diventa per alcuni quasi impossibile. Proviamo però a capire se c’è nei figli  il desiderio di libertà e come può essere ostacolato dai genitori. Certamente, voi mamme siete possessive e offrite ai figli la sacca protettiva. Di qui la loro incapacità a uscirne.

Un possesso istintivo

Già nell’infanzia si nota un tentativo d’esplorazione degli spazi esterni circoscritti dalle cose, dalle persone, come tentativo di svincolarsi dal genitore ed affermare una pur minima autonomia. Si tratta di un tentativo necessario, di una “nuova nascita” che può avvenire. Esiste, tuttavia, un insieme di forze possessive che ostacolano questa progressiva “liberazione”. Alcuni genitori sono vischiosi, possessivi: partoriscono una vita e poi se la “mangiano”, impedendo al figlio, alla figlia una propria storia e il diritto di scegliere, di sbagliare. Il susseguirsi d’atteggiamenti protettivi, sostitutivi, non permettono ai figli di avvertire il bene della loro identità. Le modalità possessive presenti nel rapporto genitori-figli, tendono a strutturarsi e a formare una falsa identità nei figli: non sono se stessi, ma soddisfano le attese dei genitori.

Un possesso reciproco

Il genitore possiede il figlio e viceversa. C’è una reciproca dipendenza in cui il distacco, la separazione, è vissuta da entrambi come un “lutto” incolmabile. Di sicuro si può anche affermare che a determinare tale fenomeno concorrono alcuni fattori sociali che s’intrecciano vicendevolmente. La prolungata scolarizzazione, sempre più priva di sbocchi operativi, la disoccupazione, una estesa apatia che priva i figli di nuovi ideali da conseguire, i modelli di vita giovanili dipendenti dal piacere e divertimento.  Insisto, tuttavia, nel rilevare che se i figli rimarranno a lungo nella famiglia d’origine, questo spazio diverrà una specie di “tana” protettiva e compensativa. Si sentiranno  sicuri e protetti, solo se resteranno dentro questo “marsupio” familiare.

Un marsupio resistente

 I genitori, inoltre, con un gesto d’appropriazione, tengono stretti a sé i figli. Conosco genitori che sanno distinguersi per professione e ruolo sociale, ma che sono rimaste essenzialmente possessive con i figli.  Mi sembra quindi utile dare alcuni suggerimenti per questa necessaria separazione. Prima di tutto, i genitori devono prendere coscienza che il distacco dei figli è un bene, dal punto di vista psicologico: il processo che distingue la vita del figlio da quella del genitore avvantaggia la crescita e il benessere interiore d’entrambi. Inoltre, i genitori trasfondano nel figlio quella necessaria convinzione personale che lo fa sentire se stesso ed “architetto” della propria storia. Gli “eterni figli”, vivono accanto a genitori possessivi, rischiano di perdere la loro autonomia e danneggiano pure quella dei genitori. Manca il desiderio del “volo” dei figli  sia nei genitori possessivi che nei figli bambocci.

Il necessario “volo”

Il distacco dei genitori ci vuole perché il “volo” dei figli ci sia. Ma anche il distacco dei figli dal “nodo” famigliare per crescere.  Un carente processo di differenziazione dai genitori, rischia d’impedire ai figli d’approdare ad alcune scelte personali. Non si tratta quindi di figli viziatelli, fannulloni o bambocci, ma di soggetti insicuri, infantili, carenti di nuovi stimoli e scelte proprie. Il figlio, sia ben chiaro, in una situazione di dipendenza rimane il più danneggiato. I genitori stessi siano aiutati nel modo giusto a prendere coscienza dei limiti che comporta un atteggiamento vischioso, possessivo che non permette ai figli, come dice Gibran, di uscire come “frecce dall’arco verso gli spazi infiniti …”.