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UN ARCIVESCOVO PER LA VITA

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Mons. Mario Delpini scelto per Milano.

Come sarà la diocesi di Milano guidata dal nuovo Arcivescovo mons. Mario Delpini? La risposta non ha bisogno di sondaggi clericali e nemmeno di vaticini campati per aria di opinionisti famosi. Penso che questo umile prete ci stupirà, come avvenne dopo l’elezione di papa Francesco. Perché lo stupore e la meraviglia si rivelano in quelle persone che hanno affidato la loro piccola vita nelle mani di Dio e gli permettono di compiere nel mondo i suoi miracoli. Sì, è il “servo inutile” che offre a Dio di rivelarsi nel mondo con il suo infinito amore. E Dio, lo sappiamo, ci riserva sempre novità, sorprese, sconcerto attraverso un uomo, un prete, un vescovo.

Ci resta solo di aspettare e pregare! Certamente che in noi preti soprattutto, nascono dubbi, incertezze su una persona che già conosciamo: siamo più indulgenti e ottimisti nel riconoscere qualità e carisma agli sconosciuti. I nostri pronostici di un arcivescovo nuovo di pacca l’avevamo in zucca e l’annuncio di venerdì 7/7/17 ci lasciò perplessi e qualche confratello mi confidò che l’elezione è stata dovuta per mancanza di altri candidati. Non sono d’accordo: papa Francesco conosce tanti vescovi, poteva scegliere liberamente e diversamente. Ma non sono queste nostre fantasie e giochi mentali che contano, importante è aspettare come l’arcivescovo Mario Delpini si lascerà condurre da Dio.

Gli ho mandato un messaggino, dopo l’elezione, augurandogli di stare “vicino agli ultimi”. Mi ha risposto di pregare per lui perché il mio augurio si compia. Grazie. Dopo tanti anni che sono prete della diocesi di Milano ho incontrato gli arcivescovi che si sono succeduti: Colombo, Martini, Tettamanzi, Scola. Tutti hanno lasciato la loro impronta sacerdotale nel popolo ambrosiano. No sto ad analizzare queste impronte… Voglio invece far pervenire al mio arcivescovo l’impronta che fa parte delle mie, nostre attese: l’impronta del grande valore della vita.

In un momento storico confuso e materialista in cui la vita riceve violenze e degrado, il nostro vescovo con noi sacerdoti e laici sia il maestro della vita e della qualità della stessa. Ci faccia capire che la vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile, che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona, dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità, il disordine morale che possono colpire nel corso di un’esistenza. 

Testimoni che questa consapevolezza, iscritta nel cuore stesso dell’uomo, non è scalfibile da evoluzioni scientifiche o tecnologiche o giuridiche. L'uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio. Serpeggia una superficialità sconcertante: la vita è un vuoto a perdere, un qualcosa che da lanciare al becchino. 

Sono poi, i figli mai nati, i poveri, i disperati, gli sconvolti dalle sostanze stupefacenti i senza fissa dimora ad essere i primi a conoscere questa nuova shoah. Carissimo arcivescovo elevi con il papa il suo grido di condanna, ne abbiamo bisogno!  La vita nel tempo, infatti, è condizione basilare, momento iniziale e parte integrante dell'intero e unitario processo dell'esistenza umana. Un processo che, inaspettatamente e immeritatamente, viene illuminato dalla promessa e rinnovato dal dono della vita divina, che raggiungerà il suo pieno compimento nell'eternità. Questo Vangelo della vita, consegnatoci dal Signore lascia una traccia profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e anche non credente. 

Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica.