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X un sì alla vita

La pietra preziosa

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“Il saggio era giunto in prossimità  del villaggio e si stava sistemando sotto un albero per la notte, quando un abitante del villaggio arrivò correndo da lui e disse: «La pietra! La pietra! Dammi la pietra preziosa!». «Che pietra?», chiese il saggio. «La notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno - disse l’abitante del villaggio -, e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo avrei trovato un saggio che mi avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre». Il saggio rovistò nel suo sacco e tirò fuori una pietra. «Probabilmente intendeva questa - disse porgendo la pietra all’uomo - l’ho trovata su un sentiero nella foresta qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro!”. (A. De Mello, Il canto degli Uccelli)

La leggenda si sofferma sull’atteggiamento dell’uomo che osservò meravigliato la pietra. Era un diamante, probabilmente il più grosso del mondo perché era grande quanto la testa di un uomo. Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto, senza poter dormire. Allo spuntare dell’alba, andò dal saggio, lo svegliò, restituì la pietra e gli chiese: “Dammi la ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo diamante”. L’uomo aveva compreso che nell’anima del saggio c’era un valore inestimabile.

Non so se durante i miei lunghi anni ho cercato anch’io come l’abitante del villaggio la “pietra preziosa”. Sono tanti i desideri avuti per avere qualcosa che ritenevo importante. In questo “qualcosa” ci metto la casa, il lavoro, i soldi, la riuscita di un progetto e anche quei tanti risultati sociali che mi gratificavano. Le mie “pietre preziose” chieste e comperate sono tante. Alcune le ho tenute per breve tempo, altre ci sono ancora dopo alcuni anni. Sono certo però che ho dovuto vigilare e lottare per non assolutizzare ora l’una ora l’atra “pietra” a scapito di me stesso, delle mie esigenze profonde. Il racconto comunque c’insegna che il distacco dai beni materiali serve per non trastullarci nei tanti beni materiali ritenuti importanti.

Sì, la vita propone tanti “beni” in tempi diversi e noi ci lasciamo affascinare a tal punto che diventano priorità, senso, dipendenza irrinunciabile. Basta pensare ai soldi come occupano il nostro tempo e sono motivo di ansie, di tensioni, di paure. Così pure i beni importanti che acquistiamo dopo periodi di sacrifici e rinunce. L’abitante del villaggio sogna di poter avere dal saggio la “pietra preziosa”: “Arrivò correndo da lui e disse: la pietra! la pietra! Dammi la pietra preziosa!”. Noi non ci serve sognare un bene importante, la pubblicità martellante ci spinge verso l’acquisto. Non abbiamo l’opportunità di farci delle domande, di suscitare in noi crisi morali, esistenziali, viviamo con i nostri idoli ci identifichiamo in essi.                                            

Intuiamo, di tanto in tanto, che la vera ricchezza umana risiede nella capacità d’intuire le richieste profonde della mente, del cuore; nel desiderio di dare alla nostra vita serenità, gioia attraverso il silenzio, la contemplazione di quelle verità che rivelano il senso. Sono questi momenti che s’impongono all’improvviso specie quando avvertiamo le nostre debolezze e la caducità dell’esistenza che ci priva della salute o di qualche famigliare. In questi attimi fuggenti si presenta allo specchio il nostro colosso dai piedi d’argilla.  (Dal mio libro: Almeno la Fiducia).