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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Artemisia Gentileschi

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Artemisia Gentileschi nasce a Roma l'8 luglio del 1593. E' la primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudentia Montone. Fin dall'infanzia è avviata a diventare un'artista dimostrando subito una certa abilità verso la pittura sacra.
La sua prima tela, "Susanna e i Vecchioni
" (racconto presente nella Bibbia), è dipinta con uno stile molto naturale. La gestualità dei personaggi è decisa, le espressioni sono realistiche ed il dipinto mostra la sua conoscenza dell'anatomia umana, dei colori, del pennello e il suo gusto per la struttura del quadro.
Nell'estate del 1611 Artemisia visita nella sua città alcune opere finalmente completate: Santa Maria Maggiore ed i suoi soffitti dipinti dal Cigoli e da Guido Reni; San Pietro e l'estensione della facciata voluta da Carlo Maderno, il Palazzo del Quirinale, dove il padre insieme a Giovanni Lanfranco, Carlo Saraceni e Agostino Tassi sta decorando la Sala Regia.
Tassi s'innamora di lei e tra i due nasce una relazione. Il padre Orazio, però, scopre la tresca e ritenendo la figlia vittima del suo amico/traditore Tassi, lo fa arrestare e processare per stupro (perdita di verginità senza promessa di matrimonio) nei confronti della figlia.
Un mese dopo la fine del processo (1612), Artemisia Gentileschi sposa un artista fiorentino, Pietro Antonio di Vincenzo Stiattesi che frequenta come lei l'Accademia del Disegno, dove Artemisia diventerà socio ufficiale nel 1616.
In questo periodo la giovane pittrice comincia a elaborare uno stile più personale. dipinge "Giuditta che decapita Oloferne", che rappresenta una delle scene più violente della Bibbia e che probabilmente rispecchia lo stato d'animo che la sconvolse durante il processo.
Il realismo e il drammatico chiaroscuro richiamano le opere precedenti di Rubens e di Caravaggio. Durante il soggiorno fiorentino ha il sostegno di diversi benefattori della città, tra cui la Famiglia De Medici e la Famiglia Buonarroti, dalla quale riceve la commissione di completare un affresco all'interno della loro residenza.
Nel 1620  accompagna il padre a Geneva, a quel tempo Genova è una città mercantile di ricchi banchieri e così Artemisia non ha difficoltà a trovare degli acquirenti per le sue opere. Ed è durante il soggiorno genovese che incontrerà il pittore Anthony Van Dick 
; i due artisti si conoscono artisticamente ed è abbastanza probabile che si influenzeranno a vicenda.
Una delle sue opere più conosciute e raffinate viene realizzata in questi anni genovesi: "L'Autoritratto dell'allegoria della pittura", nel quale dimostra la padronanza con la tempera ad olio ritraendo sé stessa nell'atto di dipingere, circondata dagli strumenti della pittura; un autoritratto abbastanza insolito per i suoi tempi; l'opera sarà acquistata da Re Carlo d'Inghilterra.
L’ultimo periodo della sua vita, Artemisia completa "David e Betsabea" e " Lot  e le sue figlie" (racconti biblici). Una delle sue ultime opere famose è la sua prima eroina femminile, "Lucrezia", personaggio nel quale Artemisia si identifica: una donna forte, abile  e indipendente.
Artemisia muore nel 1653 e, nonostante la sua arte e la sua importanza, i critici  poco scrissero  su di lei. Eppure, in seguito le sue opere hanno attestato le sue qualità artistiche e soprattutto i suoi tratti di personalità forte. I colori, le luci e le ombre dei suoi quadri sono ben presto stati riconosciuti capolavori di grande valore.
Ciò che rimane della sua vita e della sua esperienza artistica sono 34 dipinti che attestano la sua vita avventurosa e difficile. Metteva nei suoi dipinti l’amore e lo sdegno, l’ingiustizia e l’innocenza.