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CANNABIS ? POLITICI NON FUMATEVI LA TESTA !

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cannabis

Mi chiedo se i politici favorevoli alla legalizzazione della cannabis conoscono i danni nei consumatori. Mi vien da pensare che alcuni di loro la fumino e quindi sono favorevoli alla coltivazione e consumo. Le “canne” coltivate, vendute e consumate hanno sempre avuto l’imprimatur dei radical-liberali che arrogantemente vogliono che lo spinello sia considerato un “ricostituente psichico”. Questi incoscienti parlano di libertà. Quale libertà? La libertà di danneggiare la salute di giovani e giovanissimi nonché adulti e di degradare la società?

Gli insensati sostengono che i consumatori di sostanze cannabis hanno migliori capacità intuitive e spontaneità nei comportamenti e quindi una chiara coscienza del proprio io. Sostenere una simile stupidità equivale avallare la tesi che le persone per evolvere dovrebbero fumare canne dal mattino alla sera. E’ un modo per legittimare una devianza con tesi assurde e tendenziose; si cerca di far credere che le “canne” abbiano assunto, nella cultura giovanile, gli stessi significati psico-sociali che erano associati all'alcool e all’uso del tabacco.

Di fronte a simili affermazioni pericolose, sarà bene precisare i rischi derivanti dall'uso delle cannabis. I consumatori abituali sono incapaci di investire energie in relazioni interpersonali significative o di trarne soddisfazione. Inoltre, la loro sfiducia, ostilità e isolamento emotivo, impediscono che le relazioni ottenute, sotto l'effetto della sostanza, divengano scelte, comportamenti validi. Non sono pertanto in grado di investire le loro energie nella scuola, nel lavoro, o di impegnarle per il raggiungimento di obiettivi validi e significativi. In altre parole, sono alienati "dall'amore e dal lavoro"; da ciò che dà' significato alla vita e permette di trarne soddisfazione.

Si sentono pure infelici e inadeguati con tutti e con tutto, rifiutano qualsiasi rapporto continuo e costruttivo, palesano reattività e aggressività, noia e confusione. Non c'è in questi fumatori di “canne” interesse e entusiasmo nei rapporti umani, vale a dire, non c'è stabilità, finalità nelle scelte. Gli stessi sentimenti sono "offuscati" perché la sostanza offre momentanee gratificazioni di relazione, di contatto. Le cannabis irrorate dall’alcol sono spesso la causa di incidenti mortali stradali e sul lavoro, di aggressività alle Forze dell’Ordine, tra amici, in famiglia.

I rischi sono molti e purtroppo sottovalutati. Ne accenno alcuni: perdita della memoria, crisi motivazionale, discontinuità umorale, apatie, disturbi di personalità, riattivazione di stati psicotici genetici latenti.  Bastano? Se si pensa che tra i consumatori si annoverano giovani e giovanissimi nei quali è ancora in atto la crescita biologica del cervello, come si può sostenere che si tratta di “erba”, di “fumo”. di “droga leggera?”. Bazzecole!

Se in passato si poteva dire che non esisteva, per il consumatore di marijuana, necessariamente il rischio di passare all’eroina, ora è scientificamente accertato che le cannabis aprono la psiche alla cocaina e ad altre droghe stimolanti. Basterebbe ricordare che non solo si coltiva la canapa indiana, ma si sono allestiti piccoli laboratori chimici negli scantinati delle abitazioni per produrre miscugli di droghe a base di marijuana.

C’è chi sostiene che la possibilità per i consumatori di coltivare personalmente la cannabis, di fumarla liberamente penalizzerebbe il mercato mafioso. Evviva l’ingenuità. Solo chi vive con i tossici sa benissimo come il “fai da te” non è solo per sé. Accanto al mercato mafioso troverà sempre spazio anche quello dei coltivatori della sostanza.

Mi sia concessa una domanda: alcuni politici con questa operazione che liberalizza la cannabis voglio promuovere un punto di crescita del PIL? Se così fosse, quanto vale la salute del cittadino? La marijuana libera è una sostanza innocua per quei politici che non hanno mai avuto a che fare con ragazzini di tredici quattordici anni compromessi gravemente nell’equilibrio neuro-psichico. Non per noi che operiamo scientificamente da più di trent’anni tra i tossicodipendenti.