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DIO E' CON NOI

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“In ginocchio! Suona la campanella: si stanno portando i sacramenti a un Dio che muore». In un modo paradossale, il poeta tedesco dell’Ottocento Heinrich Heine rappresentava l’avanzata della “morte di Dio” che, in forma ancor più radicale avrebbe poi descritto Friedrich Nietzsche con la celebre scena della “Gaia scienza”, in cui un uomo grida per le strade l’annunzio ferale: “Dio è morto! Noi lo abbiamo ucciso e le nostre mani grondano del suo sangue!”. Ebbene, questa morte di Dio, in alcune persone rimane. Di qui la domanda importante: Dio è morto, noi siamo rimasti senza la sua presenza in questo mondo soli o Lui è con noi?

E’ la mente umana che fa morire Dio e un motivo c’è: sentirsi lei stessa onnipotente, onnisciente. L’uomo fa morire Dio per sostituirlo.  Interessante è ciò che afferma Thomas Carlyle: “Se Cristo tornasse oggi tra noi, la gente non lo metterebbe più in croce. Lo inviterebbe a cena, lo ascolterebbe e gli riderebbe dietro alle spalle”.

Perché l’uomo ha bisogno di Dio? A questa domanda vi può essere una triplice risposta, la prima filosofica, la seconda molto più concreta, la terza vera. Chi è propenso a disquisizioni filosofiche più o meno sottili pensa che “l’uomo cerchi Dio per colmare la sua incomprensione dell’infinito”.

C’è una seconda risposta, “l’uomo non cercherebbe Dio se non ci fossero la morte e il dolore”, in altri termini, non ci sarebbe la religione se non ci fossero la morte e il dolore. Ovviamente se l’uomo fosse immortale non avrebbe bisogno di ricercare qualcuno sopra di sé; probabilmente l’uomo si sentirebbe Dio.

La terza risposta è quella più completa, “l’uomo cerca Dio, lo vuole vicino per capire il senso del suo vivere”.  Cioè, vuole comprendere le motivazioni profonde che reggono e danno valore all’esistenza, la gioia da conseguire, la fame d’amore che porta in sé, la voglia d’eternità che porta appresso.

Per accorgerci che Dio è con noi e invitarlo a restare perché si fa sera, occorre cercarlo sempre.  E’ forse questa la grande “follia”, per usare un termine pascaliano. Il cercare, infatti, è faticoso, esige pazienza, impegno, dedizione. Ma l’uomo distratto purtroppo non ha tempo di arrampicarsi sul sicomoro come Zaccheo per vedere il Signore che passa.

Rompe questo indugio umano il poeta Tagore: “Non finirò mai di cercarti sino al mattino in cui rinascerò. Entrerò in una nuova vita, una nuova visione apparirà al mio sguardo, nuovo diventerò a quella nuova luce, mi legherò a Te in una nuova unione. Non finirò mai di cercarti”.

Mi affascina un Dio che cammina al mio fianco e che mi suggerisce di non affannarmi, non preoccupatemi stressarmi eccessivamente per il cibo e il vestito. Gli do fiducia, disponibilità, abbandono, mentre gli dico: “Resta con me Signore perché si fa sera”. Allora anche se le ombre del dolore e della morte scendessero sono più sicuro, non ho più paura e dico con il salmista: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu Signore sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.

QUESTA E’ LA VERA PASQUA: IL MIO AUGURIO