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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Eva Schloss

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Eva è nata a Vienna l’11 maggio 1929, deportata adAuschwitz  assieme alla madre rientra ad Amsterdam nel 1945.  Eva e la madre apprendono la notizia della morte del padre e del fratello, periti ad Auschwitz.
Eva a 17 anni ha in regalo una macchina fotografica con la quale erano state scattate le foto di Anna Frank, suggerendo alla ragazza di tentare la strada della fotografia. Dall’Olanda Eva emigra a Londra, dove lavorerà come fotografa, aprendo in seguito il proprio negozio di antiquariato nel quartiere di Edgware, a Londra nord.
Eva si sposa, mette al mondo tre figlie e nel 1986, durante una mostra dell’Anne Frank Trust, viene chiamata a parlare in pubblico della propria esperienza durante l’Olocausto. In quel momento Eva inizia a fare i conti con il proprio passato, e il libro che scrive “After Auschwitz”, è uno dei tasselli che compongono il rivivere ricordi laceranti per curare le ferite del presente.
Eva, è stata risparmiata ad uno degli eventi storici più tragici ed insensati del XX secolo, l’Olocausto, e diventa sorella acquisita di di Anna Frank e diventa testimonianza di una generazione sterminata dal nazismo. Sopravvivere reca con sé una tragedia nella tragedia dell’Europa del dopoguerra, andare avanti dimenticando il passato era più importante di tutto il resto.
Come Eva racconta, “Nessuno voleva sapere degli orrori dei campi di concentramento”. Con la pubblicazione dei diari di Anna Frank, Eva si rattrappisce nell’ombra della sorellastra e solo in età adulta inizia a raccontare la propria storia.
“After Auschwitz” è un libro di raro equilibrio fra l’abisso e la speranza. La straordinarietà della storia di Eva sta non nell’essere riuscita superare una tragedia di proporzioni storiche, ma nel saperla trasportare nel presente delle vite di coloro che ne vengono a conoscenza.
“After Auschwitz” è un libro delicato, riservato e pudico. Non voleva Eva  forzare il lettore in strenui pagine di descrizioni truci per dare un’idea di cosa fosse l’Olocausto, perché se non è stato vissuto in prima persona, si può solo trarre un millesimo di quello che è veramente stato.
Riflettendo sulla combinazione di fattori che le hanno permesso di rimanere in vita, Eva non scade nel fanatismo di chi dichiara di aver sempre creduto che sarebbe sopravvissuta grazie ad una fede incrollabile, o simili.
In maniera lucida e pragmatica, Eva ammette di dovere la propria vita alla genetica di un corpo forte, all’amore di una madre e alla combinazione fortuita di conoscenze e risorse inaspettate.