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Ragazzi, la morale non è un optional

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Pubblicato il Voglio parlare a voi giovani ragazzi di un argomento che interessa da vicino tutti. Desidero informarli che la morale non è un optional. Mi capiranno? Non lo so, ci provo. Se fino a un recente passato i genitori , gli insegnanti , soprattutto i preti proponevano una condotta morale ai ragazzi, oggi  sembra che sia un impegno inutile, un compito da lasciare a qualche suora o prete anziano che guarda scoraggiato questa società con le solite battute che lascio immaginare al lettore.

La domanda più insistente che mi frulla in mente prima di mettermi ascrivere questa riflessione, è semplice e diretta: c’è ancora uno spazio nella mente dei nostri ragazzi per inserire un codice morale? Non mi si giudichi bacchettone o  sprovveduto per questa domanda. L’epoca che stiamo vivendo è detta “digitale”, ma  sarebbe più appropriato il termine “virtuale”. I nostri ragazzi hanno la mente satura d’immagini, di suoni, di messaggi ricevuti e mandati su facebook, difficilmente ascoltano, sono disponibili ad apprendere alcune proposte e tantomeno quelle indicazioni morali che come una bussola orientano verso il bene.

Penso, inoltre, che i nostri giovani  abbiano bisogno di assimilare alcuni valori di base che li sosterranno nelle loro scelte sociali e relazionali. Ma come? Per riuscirci, occorre innanzitutto avere fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità di educatori, accettando come una ricchezza il fatto che ciascun adulto abbia un proprio vissuto, una importate esperienza da trasmettere. Sono anche consapevole del principio che mentre uno insegna anche impara. Le nuove generazioni non sono solo degli spazi aperti dove scrivere le nostre idee e valori

Posso effettivamente trasmettere ai giovani alcune indicazioni comportamentali con umiltà e saggezza, senza la pretesa di mettere l’imbuto nella loro testa e rovesciare in essa regole, codici etici, precetti di onestà, dignità, verità.  Credo che sia importante invece la testimonianza coerente che trasmette ai giovani esempi chiari di vita, evitando quella spaccatura o contraddizione  tra parola e pensiero, tra pensiero e comportamento. I giovani sono molto attenti a noi adulti. Si fidano di noi solamente se la “vita è il paragone delle parole”, ossia ciò che facciamo spiega quello che andiamo affermando.

L’esperienza di educatore mi ha convinto che a comportamenti  ribelli o tirannici, corrisponde quasi sempre l’assenza di una strategia condivisa dell’educatore. Il  giovane spesso, non riesce a cogliere  figure adulte  solide, tranquille che evitano i predicozzi, li osservano  invece attentamente, affidando alle loro parole saggezza e passione per la vita.

Forse a noi adulti manca quella necessaria fermezza che suscita nel giovane la stima e il necessario rispetto per proseguire  il suo cammino senza la paura di scegliere il suo bene e quello degli altri.

Non meno importante, è la nostra  credibilità. Il giovane è molto esigente con noi adulti, ci vuole leggibili interiormente, non ammette ambiguità, sotterfugi, esposizione di un’immagine vuota. Non tollera gli adulti pieni di sé, narcisisti che fanno sciocchi paragoni tra il loro modo di vivere e il suo.