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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Antonia Pozzi

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POZZI

Antonia Pozzi nasce a Milano il 13 febbraio 1912: bionda, minuta, delicatissima, tanto da rischiare di non farcela a vivere, ma la vita ha le sue rivincite e Antonia cresce, accanto all’amore e la gioia dei genitori. Antonia cresce, dunque, in un ambiente colto e raffinato: il padre avvocato, già noto a Milano; la madre, educata nel Collegio Bianconi di Monza, conosce bene il francese e l’inglese e legge molto, soprattutto autori stranieri, suona il pianoforte e ama la musica classica, frequenta la Scala, dove poi la seguirà anche Antonia; ha mani particolarmente abili al disegno e al ricamo.

Nel 1917 inizia per Antonia l’esperienza scolastica: l’assenza, tra i documenti, della pagella della prima elementare, fa supporre che la bimba frequenti come uditrice, non avendo ancora compiuto i sei anni, la scuola delle Suore Marcelline, o venga preparata privatamente per essere poi ammessa alla seconda classe nella stessa scuola, come attesta la pagella. dalla terza elementare. Si trova, così, nel 1922, non ancora undicenne, ad affrontare il ginnasio, presso il Liceo-ginnasio “Manzoni”, da dove, nel 1930, esce diplomata per avventurarsi negli studi universitari, alla Statale di Milano.

Nel 1927 Antonia frequenta la prima liceo ed è subito affascinata dal professore di greco e latino, Antonio Maria Cervi dalla cultura eccezionale, dalla passione con cui insegna, dalla moralità che traspare dalle sue parole e dai suoi atti, dalla dedizione con cui segue i suoi allievi, per i quali non risparmia tempo ed ai quali elargisce libri perché possano ampliare e approfondire la loro cultura. La giovanissima allieva non fatica a scoprire dietro l’ardore e la serietà, nonché la severità del docente, molte affinità: l’amore per il sapere, per l’arte, per la cultura, per la poesia, per il bello, per il bene.

Nel 1930 Antonia entra all’Università nella facoltà di lettere e filosofia; vi trova maestri illustri. Frequentando il Corso di Estetica, t decide di laurearsi con lui e prepara la tesi sulla formazione letteraria di Flaubert, laureandosi con lode .In tutti questi anni di liceo e di università Antonia sembra condurre una vita normalissima, almeno per una giovane come lei, di rango alto-borghese, colta, piena di curiosità intelligente, desta ad ogni emozione che il bello o il tragico o l’umile suscitano nel suo spirito

Nel 1931 è in Inghilterra, ufficialmente per apprendere bene l’inglese, mentre, vi è stata quasi costretta dal padre e nel 1934 compie una crociera, visitando la Sicilia, la Grecia, l’Africa mediterranea e scoprendo, così, da vicino, quel mondo di civiltà tanto amato e studiato e il mondo ancora non condizionato dalla civiltà europea, dove la primitività fa rima, per lei, con umanità.;

 Fra il 1935 e il 1937 è in Austria e in Germania, per approfondire la conoscenza della lingua e della letteratura tedesca, che ha imparato ad amare all’Università, lingua che tanto l’affascina. Intanto è divenuta “maestra” in fotografia: non tanto per un desiderio di apprenderne la tecnica, aridamente, quanto perché le cose, le persone, la natura hanno un loro sentimento nascosto che l’obiettivo deve cercare di cogliere, per dar loro quell’eternità che la realtà effimera del tempo non lascia neppure intravedere.

Si vanno così componendo i suoi album, vere pagine di poesia in immagini. Questa normalità, si diceva, è, però, solamente parvenza. In realtà Antonia Pozzi vive dentro di sé un incessante dramma esistenziale, che nessuna attività riesce a placare: né l’insegnamento iniziato, né l’impegno sociale a favore dei poveri, né il progetto di un romanzo sulla storia della Lombardia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento né la poesia, che rimane, con la fotografia, il luogo più vero della sua vocazione artistica.  Il suo dramma esistenziale è la fede. Antonia, pur avendo uno spirito profondamente religioso, rimase sempre sulla soglia di questo atteso incontro con Dio .Il 3 dicembre del 1938, quando la sua attesa si conclude. Lo sguardo di Antonia Pozzi, che si era allargato quasi all’infinito, per cogliere l’essenza del mondo e della vita, si spegne per sempre mentre cala la notte con le sue ombre. A soli ventisei anni assunse per tranquillizzarsi una dose eccessiva di barbiturici.  Stava passando un momento di grave depressione. Nella poesia scritta Tre anni prima c’è la tristezza della sua anima.

“Alle soglie d’autunno
in un tramonto  muto scopri l’onda del tempo
e la tua resa segreta, come di ramo in ramo
leggero un cadere d’uccelli cui le ali non reggono più.”