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IL PERDONO, UN SENTIMENTO DIFFICILE

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perdono

Il perdono è un sentimento importante che si apprende dapprima in famiglia e viene poi esteso nei rapporti sociali. Fa parte dell’educazione umana, morale e spirituale.  Chiediamoci in questo anno della Misericordia quali sono gli ostacoli e come educarci al perdono.

Impedisce il perdono quell’incapacità di riconoscere le nostre fragilità e colpe. L’illusione del sentirci perfetti, riusciti in tutto, ci rende insofferenti e censori delle debolezze altrui. Se il male è solo negli altri, il perdono è un atto di clemenza, di magnanimità concesso solamente in circostanze di convenienza in cui si vuole aumentare la propria onnipotenza e il proprio prestigio. Portata all’eccesso, tale tendenza procura in noi un accentuato distacco dagli altri, visti come diversi, limitati, compromessi nelle più assurde meschinità.

La aggressività interiore

Frena il perdono quell’inconscia aggressività interiore che tende a uscire, a trovare sfogo. La difficoltà a perdonare evidenzia, al di là dei nostri propositi e illusioni di perfezione, che c’è in noi un istinto di violenza. Viene meno, quindi, il mito dell’Io tutto buono che ama il prossimo e scopriamo l’Io cattivo, ostile, propenso al male.  Il perdono limita questo Io cattivo essendo un sentimento di non violenza. Perdonare, infatti, è controllare le spinte istintive, è abbandonare i sentimenti di vendetta. 

La voglia di dominare

Ci fa lenti al perdono la voglia di dominare, di avere il sopravvento sugli altri, specie se sbagliano. E’ un altro limite della nostra psiche che ci rende difficile il perdono. Tale spinta ci mette in condizione di controllare, di decidere, di manipolare gli altri e di sentirci un po’ onnipotenti e ciò ci soddisfa assai. Il perdono, invece, non ci gratifica per niente: è un’esperienza che annulla il potere e il dominio. Il perdono, in un certo senso, è servire l’altro, attendere alla sua crescita.

Ostacoli al perdono

IL risentimento per l’offesa subita. Se siamo toccati nella stima, nell’orgoglio, spesso non riusciamo ad elaborare e a prendere coscienza dell’affronto ricevuto, specialmente se la valutazione che abbiamo di noi stessi è ancora instabile o dipendente dalle considerazioni esterne. Anzi, proviamo maggior risentimento o indignazione, se veniamo toccati proprio in quegli aspetti del nostro comportamento che riteniamo più significativi e basilari per la nostra stima. Se ci sentiamo profondamente offesi è difficile perdonare. L’offesa rimane come una ferita alla propria immagine e dà origine a forti suscettibilità e ribellioni. E’ come se ci venisse meno quel concetto positivo del proprio sé che teniamo come reliquia preziosa.

Non è così.

Nessuno può toglierci ciò che possediamo come valore autentico, nessuno con le offese può compromettere quel grado di maturità raggiunta. Sta proprio nella capacità di liberarci dai risentimenti la prova dell’autostima costruita attraverso esperienze autentiche e forti.

Il perdono esce da un cuore ricco di valori che non conoscono il turbine dell’offesa delle denigrazioni esterne.