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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Maria Luisa Spanziani

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Maria Luisa Spanziani nasce a Torino il 7 dicembre del 1922, muore a Roma a 91 anni il 30/06/2014.

L'amore e la dedizione per la poesia.  Intellettuale di fama internazionale, poetessa di enorme levatura, ha vissuto a lungo nei dintorni di Asti e a Roma, due luoghi a lei cari e largamente presenti nella sua opera poetica, di dimensioni sterminate. Tra i fondatori del Centro Internazionale Eugenio Montale, nato ufficialmente nel 1978 e da lei presieduto dal 1981, docente di lingua e letteratura francese all'Università di Messina, ha svolto anche opere di traduzione di alto profilo, lavorando su testi di Goethe, Shakespeare, Gide e molti altri.
Il papà di Maria Luisa è un facoltoso imprenditore, titolare di un'attività versata nell'industria chimica e del dolciario. La sua appartenenza al ceto medio-alto, le permette di dedicarsi sin da subito agli studi, concentrandosi soprattutto sulla letteratura, la sua passione sin dall'infanzia. All'età di dodici anni, come ha rivelato più volte nel corso della sua vita, la piccola Maria Luisa incontra la figura di Giovanna d'Arco, di cui resta profondamente colpita e affascinata. L'eroina cattolica francese si insedia nell'animo della futura poetessa, andando ad occupare un posto importante nella sua formazione, non solo dal punto di vista artistico. La giovane studentessa, come dirà poi, passa "settimane e mesi nella luce straordinaria di questo mistero", che è, per l'appunto la figura, il personaggio di Giovanna d'Arco. Ella la paragona alla scoperta del mondo, anzi, alla poesia in sé, in grado di dare alla donna, al potere femminile, una sua autonomia e forza, al pari di qualsiasi uomo.
Lungo la sua educazione filosofica e letteraria, la lettura di Marcel Proust è fondamentale per le due grandi distinzioni riguardanti la memoria. “La memoria volontaria è quella che si affida alla nostra intelligenza, e ci permette di creare un filo di continuità fra le cose; quella involontaria è quella che ci viene da una sensazione, da un’emozione sensoriale, perché i nostri sensi sono le grandi porte dell’anima, e non abbiamo altro modo per ricevere messaggi se non attraverso i sensi; per cui, come racconta Proust, un fazzoletto con quattro gocce di profumo dimenticato in un cassetto ti scaraventa nel passato in un modo quasi magico. Anzi, decisamente magico”.
L’occhio del ciclone (1970) si riferisce agli anni in cui la poetessa vive a Messina e scopre la Sicilia. “Io che allora abitava a Roma, sono stata catapultata a Messina quando invece facevo di tutto per andare a vivere nel Nord Europa, specialmente a Parigi, a Bruxelles, i miei due poli di attrazione. A Messina ho fatto un mucchio di scoperte: per amicizia, per viaggi, per bellezze, anche per solitudine. I primi tre o quattro anni abitavo in un albergo isolato dove, a parte le due ore del mattino di lezione, stavo tutto il giorno sola. Lì ho scritto moltissimo e letto moltissimo. Insegnavo lingua e letteratura tedesca, benché il tedesco non sia veramente la mia lingua, fino a quando non si è liberato l’incarico di lingua e letteratura francese e allora ho potuto rientrare nel solco delle mie predilezioni e dei miei studi”.
Dopo Transito con catene (1977), “un libro impuro, ricco di suggestioni diverse e lontane”, Geometria del disordine (1981), La stella del libero arbitrio (1986), I fasti dell’ortica (1996), La Freccia (2000), pubblica una raccolta “anomala perché monotematica”, La traversata dell’oasi (2002): “poesie d’amore che riguardano uno stato d’animo attuale, una specie di fascio unico di ispirazione. Situazioni diversissime, attraverso cui l’amore è cantato agganciandosi agli eventi del giorno, a un incontro, a una telefonata. Sovente invece il tono è molto alto, come se questo fondamentale accadimento della nostra vita fosse contemplato da un elicottero celeste”..

“Battersi per difendere la libertà di pensiero (o tout court la libertà) del nostro prossimo, è il cardine di ogni etica individuale o di un gruppo, la conditio sine qua non di una società che aspiri a differenziarsi da quella degli sparvieri” (Maria Luisa Spanziani).