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QUELLA COSCIENZA CHE NON C'E'

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Non ne possiamo più di ladri arroganti che gridano ai quattro venti di essere onesti, di avere le mani pulite  mentre occultano  la coscienza sporca.  Noi che ogni giorno dobbiamo lottare per assicurare ai più poveri un piatto, un letto e un tetto, rimaniamo amareggiati di fronte ai soldi e beni avuti attraverso raggiri chiamati affari, classificati favori.  Poi con il maltolto, i novelli ricchi epuloni  (gratta e vinci) possono acquistare ville, aprire conti bancari ovunque, coprire di diamanti le amanti, essere corteggiati e vezzeggiati da un codazzo di baciapile. I grandi nel portafoglio, si sentono famosi, attirano le telecamere, fanno sapere che la loro disonestà è condivisa da molti o meglio praticata come normalità.  I poveri no, i poveri disoccupati  passano le loro giornate chiedendo umilmente un posto di lavoro, qualche occupazione giornaliera per avere in tasca il necessario per comperare la pasta, il riso, un paia di scarpe per il bambino. 

C’è bisogno di moralità?

Si va dicendo che c’è bisogno di moralità. Più che di moralità, nella nostra società, c’è bisogno d’uguaglianza. L’uguaglianza è un valore che parte dalla coscienza personale e investe quella sociale.  Certo, la coscienza va educata attraverso alcuni valori che rendono possibile la vita e la qualità della stessa. Quando viene meno un modo di pensare morale, il costume si corrompe e non può esserci una convivenza che tende al bene di tutti. Le stesse leggi senza il sostegno di una coscienza personale vengono trasgredite e le iniziative punitive per correggere i reati, brancolano in ogni direzione alla mercé delle opinioni politiche divergenti. La moralità sociale sta nell’incontro, nel dialogo, tra coscienza individuale e le norme legislative che rendono il bene del singolo un bene comune, un costume di convivenza, un metodo di onestà.

Un pensiero debole e confuso

Ne consegue che la crisi morale va cercata nella nostra formazione culturale, in quel pensiero debole e confuso che priva la mente di un codice valoriale che orienta e qualifica le scelte, le azioni, il bene comune da conseguire. L’uomo del nostro tempo, si chiede: “Che cos’è il bene e che cos’è il male?”. In questa domanda è presente il desiderio diffuso: sapere che cosa dobbiamo considerare virtù e che cosa vizio. Tutti vorremmo trovare un punto sicuro, un ancoraggio, una guida. La magistratura non può sopperire alla formazione della coscienza: essa ha bisogno che il bene e il male abbiano dei “custodi”, dei garanti. Ha bisogno di ambienti educativi che formino il pensiero al sentimento dell’amore, della  fraternità, della condivisione o uguaglianza.  I media hanno una forte incidenza sul pensiero etico dei giovani e degli adulti. E’ giunto quindi il momento di educare le coscienze, di mettere nell’anima messaggi positivi spesso svalutati dal mercato delle opinioni.

I buoni esempi contano

E’ giunto il momento di buttare nel cuore dell’uomo esempi, testimonianze di bontà, di altruismo, di dono, di onestà soprattutto. Sono valori e vissuti che illuminano la mente e rendono possibile la moralità personale e sociale, la rettitudine, la convivenza, l’uguaglianza. La moralità di un popolo risiede nella mente dell’uomo per poi diffondersi, spandersi. E’ dal di dentro dell’uomo che nasce il male e il bene. E’ sorprendente rilevare come il male della disonesta abbia coinvolto tante persone insospettabili. Ciò sta a dire che il “virus” della cupidigia penetra nella mente e mette fuori uso la coscienza, il buon senso, quella onorabilità e dignità che l’uomo maturo deve portare appresso.