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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Margherita Occhiena

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Margherita nacque a Capriglio nel 1788.  Dalle finestre della sua casa, Margherita vedeva  la valle profonda e al di là, le case dei Becchi con un’estesa fattoria dei Biglione. Non poteva immaginare che un giorno, vestita da sposa, avrebbe attraversato quella valle, e sarebbe andata a vivere in quella fattoria. Margherita visse un’infanzia e una giovinezza  felice, nonostante  la povertà e la miseria lasciasse soli e disperati molti uomini e donne  e bambini mendicanti.

Sulle strade transitavano ragazzi di undici dodici anni orfani, spesso avviati a fare gli spazzacamini o a lavorare in campagna per un pezzo di pane. Margherita non andò mai a scuola. Alle bambine di campagna, in quel tempo, non si insegnava nemmeno a leggere e a scrivere. Aveva appreso la saggezza nella sua famiglia e l’amore verso Dio e i poveri. 

All’inizio del 1811, ai Becchi, il mezzadro Francesco Bosco fu colpito, da una grave disgrazia. Sua moglie e sua figlia Teresa gli morirono  in pochi giorni, per una di quelle temibili e incurabili febbri da parto.  Francesco rimase vedovo con Antonio un bambino di due anni da accudire.  La famiglia di Margherita conosceva da tempo Francesco Bosco.

Passati i giorni di lutto, Francesco decise di chiedere al padre di Margherita  la mano della figlia.  Il padre parlò con sua moglie Domenica, poi con  Margherita e le chiesero  se accettava di andare a vivere con Francesco Bosco, un uomo povero con un bambino di due anni orfano della mamma.  Margherita accettò. Dopo il matrimonio, Margherita e Francesco ebbero due figli, Giuseppe e Giovanni. Antonio crebbe con loro.

Il primo  dono che Margherita fece ai suoi tre figli fu l’amore dolce e fermo.  Mamma Margherita possedeva un grande equilibrio, che le faceva unire e alternare la calma, la fermezza e la gioia rasserenante. Fu una mamma dolcissima, ma energica e forte: quando diceva no, era no. E nessun capriccio le facevano cambiare idea.

Mamma Margherita diceva e ripeteva ai suoi figli: “Dio vi vede”.  Non  fu un Dio severo quello che lei scolpì nella mente dei figli, ma un Dio buono che ama e perdona. Un Dio che non abbandona mai i suoi figli, ma li cerca come il pastore la pecora perduta. Insegnava loro a pregare e ad mare i poveri. Quando Giovanni decise di farsi prete, le disse che era una scelta importante che lo impegnava ad amare Dio con tutto il cuore e i più poveri. Giovanni entro in seminario e divenne  prete per la testimonianza di fede e di amore di sua mamma. La ricorda spesso nei suoi scritti.

“D’inverno, ricorda  Don Bosco, venivano  spesso a bussare alla nostra porta i mendicanti. Nevicava e cercavano un pezzo di pane e un posto per dormire sul fienile. Mia mamma Margherita  prima che salissero dava loro  un piatto di brodo caldo. Poi gli guardava i piedi. Il più delle volte erano ridotti male. Gli zoccoli consumati lasciavano passare acqua e freddo.. Lei gli avvolgeva i piedi in pezzi di panno per scaldarli”. Una testimonianza di carità evangelica.

Nel 1846 su invito di Don Bosco venne a Torino, e fu la sua madre affettuosa e premurosa non solo di suo figlio ma anche come mamma di tanti ragazzi (anche orfani) che erano stati raccolti e ospitati nella Casa Pinardi, nella zona di Torino chiamata Valdocco. Vi rimarrà dieci anni fino alla morte avvenuta il 25 novembre 1856. Don Bosco nel dare il triste annuncio ai giovani disse: “Abbiamo perduto la madre, ma ne sono certo che ella ci aiuterà dal Paradiso. Era una santa”